La fattoria che insegna ad amare la natura

Mary Della Grazia organizza corsi per le scuole tra prati e boschi

di Carlo Bridi

BREZ. La grande passione per la montagna ha portato Mary Della Grazia - padre italiano e madre belga, Paese nel quale il papà si era recato per lavoro - a frequentare l'Istituto per forestali di Edolo, in provincia di Brescia e successivamente a conseguire anche il diploma di agrotecnico sempre in un istituto tecnico del Bresciano. Proseguiamo con Mary il nostro viaggio fra le donne imprenditrici del Trentino, giunto ormai all'ottava puntata.

Mary ci confida come, grazie alla frequentazione di un gruppo di studenti nonesi iscritti alla stessa scuola, conobbe la bella terra d'Anaunia e anche il suo futuro marito, un giovane di Arsio. Così, dopo il diploma venne il matrimonio e, quindi, una bella famiglia con tre figli. Proprio i figli sono sempre stati al primo posto per Mary, che in funzione della famiglia ha cercato di organizzare anche la sua vita professionale. Nonostante il diploma, i tempi non erano ancora maturi per vedere le donne operative nella forestale e quindi ha pensato come avrebbe potuto dare spazio alla sua grande passione naturalistica.

«Niente di trascendentale», precisa subito Mary, ma cercava un'attività che (aldilà delle mele Golden che il marito coltiva) le permettesse di dare una risposta alla sua grande passione: la montagna. Unita ad un'altra che l'ha sempre affascinata: il desiderio di fare educazione didattica ambientale nelle scuole. L'opportunità è stata offerta dall'Appa di Trento che, avvalendosi di una amplia serie di collaboratori sul territorio, porta questa tematica nelle scuole.

Per Mary questo rappresenta solo una tappa della sua vita professionale, seppur molto interessante. Lei non voleva lasciare per troppo tempo soli i suoi figli ancora bambini e pertanto ha pensato ad un'iniziativa nella quale non fosse lei che si spostava nelle varie zone, ma fossero gli appassionati delle piante officinali ad andare da lei. Finalmente lo scorso anno la svolta.

La famiglia del marito possiede al passo del Gioat, ad un'altitudine di 1350 metri, un prato circondato dai boschi nel quale c'è anche una piccola e vecchia costruzione. Proprio da là Mary partì per realizzare il suo sogno: un'azienda in mezzo ai boschi dove portare i bambini delle scuole (cominciando dai suoi) a scoprire ed amare la natura. «Come spesso accade la parte burocratica ha rallentato la realizzazione del progetto», sottolinea Mary. «Ma io non demordo, e voglio riuscire in questo progetto che sarà una ricchezza per tutti», spiega.

«Offriremo ai visitatori gli standard previsti dalle normative nel rispetto dell'ambiente. Spero che ciò avvenga in tempi rapidi perché sono già molti gli agriturismi della val di Non che mi hanno proposto di mandarmi i loro ospiti, ma ci vuole un minimo di struttura».  Nasce così l'avventura fra il sentimentale e l'economico di questa donna protagonista che ha avuto nel corso organizzato lo scorso inverno dalla Fondazione Mach e dall'assessorato provinciale all'agricoltura, e con la consulenza tecnica di Flavio Kaiserman, il punto principale di rilancio della professione di coltivatrice di erbe aromatiche ed officinali.

Dalla calendula alla melissa, dalla malva all'arnica passando per molte piante autoctone della zona che erano andate ormai nel dimenticatoio. Pochi sanno, ad esempio, cos'è la viperina, la pilosella lo spinacio selvatico. «Sono piante delle quali si è persa ormai l'importanza del grande valore sia dal punto di vista curativo che da quello alimentare», afferma Mary. Per questo nel 2010 ha avviato il primo campicello sperimentale per vedere quali piante a questa altitudine erano coltivabili. «Abbiamo avuto la fortuna», prosegue Mary «di trovare un terreno esposto molto bene a mezzogiorno, e questo mitiga molto il clima tipico di questa altitudine permettendoci di coltivare essenze che normalmente crescono a quote più basse».

Parlare con questa donna per raccontare la sua storia vuol dire innanzi tutto far risaltare la sua grande passione per la natura, intorno alla quale ha costruito parte della sua vita. Ma lei non vuole fare la classica fattoria didattica, ma una "fattoria ambientale" dove proporre, soprattutto a bambini e ragazzi, un'esperienza sempre diversa attraverso laboratori creativi e didattici, osservando, giocando e creando piccoli lavori con i materiali naturali (licheni, pigne, fiori, sassi...) portandoli così a conoscere e riscoprire i tesori del bosco.

Il suo obiettivo è quello di trasformare la sua azienda in un libro aperto sulla natura dove, a seconda dell'età e con la sua assistenza, i più piccoli possano scoprire delle pagine meravigliose e imparare ad amare la natura e lasciare qualcosa alle generazioni future. I visitatori "più adulti", dopo aver visto e conosciuto alcune virtù delle piante officinali, avranno inoltre l'opportunità di beneficiarne, acquistando dei prodotti fatti con le piante da lei coltivate col metodo biologico.