Il quartiere fa da babysitter al figlio degli edicolanti 

Cristo Re. Alessandro ha 4 mesi, la mamma e il papà lavorano fino a 12 ore al giorno. E così alcuni residenti-clienti si sono organizzati per aiutarli: si occupano del piccolo a turno

di Daniele Peretti

Trento. E’ diventato il bambino del quartiere e come tale ha scatenato un welfare solidale animato da residenti uomini e donne che non ci pensano due volte a dedicargli parte del loro tempo, ma anche ad aprirgli le porte di casa. Lui è Alessandro, 4 mesi, figlio di Laura Garbin titolare dell’edicola di Piazza General Cantore e di Gabriele Sannicolò titolare di quella di Piazza Raffaello Sanzio. “ Quando è nato Alessandro, mi sono resa conto che per una donna che gestisce un’edicola non ci sono aiuti adatti: la dipendente sostitutiva ha un costo troppo elevato, alla pari di una baby sitter che dovrebbe fare almeno dodici ore al giorno, cioè quelle che io lavoro. In negozio sono sola, non ho parenti a parte una sorella che vive a Bolzano che quando può mi viene ad aiutare; il mio compagno è nella mia stessa situazione nell’altra edicola e così mi sono dovuta arrangiare”. E quando i clienti hanno capito il problema si sono messi a disposizione; dieci fissi tutti i giorni, in più quelli che hanno aiutato con la formula “ una tantum”. Si sono coordinati alla perfezione: c’è la signora che aspetta Laura alle 6 della mattina quando arriva per aprire, prende la carrozzina e Alessandro se ne va tranquillamente a spasso fino quando la mamma non ha finito di sistemare giornali e riviste. Alla sera verso le 19 la disponibilità è quella di una famiglia: o il marito o la moglie prendono Alessandro e lo portano in casa dove lo attendente perfino “un lettone”. Durante il giorno? Una rotazione continua: c’è chi lo prende e porta Alessandro a fare una passeggiata nel parco, chi ottimizza il tempo della spesa per portarlo a spasso o anche chi mentre è in coda e lo sente piangere, va e lo prende in braccio. Cambia tutto perché Alessandro si tranquillizza, l’attesa sembra ancora più breve e io lavoro con meno stress perché lo vedo e non sono più presa dall’ansia di fare veloce per andare a vedere cos’è successo”. Si è instaurato un bel rapporto di fiducia: “Ovviamente sono clienti che conosco molto bene, ci sono nonne o mamme con i figli grandi. Ma mi ha sorpreso la disponibilità dei residenti che voglio ringraziare: senza di loro non ce l’avrei fatta”. Poi i regali: “In quattro mesi non ho ancora comprato un vestitino. Poi quello che mi ha commosso di più è stato il dono di una nonnina di San Martino, Gabriella, che ha portato a mio marito Gabriele una copertina di lana che ha fatto lei a mano”. Alessandro si è già abituato a sorridere a tutti, è il suo modo di ricambiare le gentilezze che riceve e non è ancora consapevole che quel suo bel sorriso è di quelli che fanno impazzire.