«Il bosco va temuto L’orso fa soltanto il proprio mestiere»

L’antropologo Canestrini: «Non siamo in un parco giochi Le cronache di questi incontri mi lasciano molti dubbi»

di Gianpaolo Tessari

TRENTO. «Il bosco va rispettato, forse anche “temuto”, come si faceva un tempo. Non è un parco giochi. A me piace l'idea che nella selva ci sia l'animale selvatico l'orso, anche il lupo. Quello che manca è un'educazione culturale, un approccio corretto nei confronti di un plantigrado che è “colpevole” solo di una cosa: quella di fare l'orso». Duccio Canestrini è antropologo e scrittore. E sul tema orso ha un approccio affascinante certo ma che va a sbattere frontalmente contro le polemiche che tornano, ciclicamente, dopo la reintroduzione di questi predatori in Trentino.

Canestrini, il problema è che l'orso entra nel radar di chi lo vuole rimuovere qiando fa scrivere i giornali di cronaca nera.

«Vorrei lasciare stare la cronaca di queste aggressioni che a me lascia sempre dei dubbi. Ci sono testimonianze che andrebbero verificate per capire bene l'accaduto. Quella che è mancata sino ad oggi qui da noi è un'educazione popolare alla convivenza con l'orso. Vedo gente nei paesi che insorge contro questi animali imbracciando i forconi, come se fossimo nel Medio Evo. Servirebbero delle “istruzioni per l'orso”: ogni incontro con il plantigrado diventa un equivoco, un malinteso, un dramma. Leggendo i libri sull'etologia dell'orso (e la bibliografia su questo tema non manca) sappiamo che quest'animale non è aggressivo salvo che tu non gli tagli la strada quando è con i cuccioli. Anche in quel caso ci sono dei comportamenti da tenere».

Lei non è convintissimo dunque sulla dinamica di faccia a faccia con questi animali avvenuti all'improvviso, quasi casuali.

«L'orso ha un udito acutissimo, sente il movimento a grande distanza e, con un olfatto altrettanto fine, rende assai improbabile l'incontro improvviso con l'uomo. Diciamo poi che nelle cronache non ci sono morti sbranati dagli orsi. Si legge, come è successo di recente a Terlago. “Mi voleva uccidere” … Ma io dico che se davvero un orso ti avesse voluto uccidere non saresti qui a raccontarlo. E' la reazione perfettamente naturale di un selvatico. A noi manca l'abc di un rapporto corretto che poi può essere evitazione, non occorre andarlo a cercare...».

C'è il problema degli allevamenti di montagna. Della predazione dei capi.

«Se tu hai bestie in montagna le devi proteggere, c'è poco da fare. Nell'abc della convivenza con il selvatico non devi lasciare all'aperto le pecore incustodite e, meno che mai, un asinello legato con una corda ad un albero. E poi magari dare la colpa all'orso e al lupo di fare il proprio mestiere, ovvero i predatori. Ci sono mille metodi per proteggere le bestie, cito solo i recinti elettrificati, come si fa in altre zone».

Si può recuperare questo rapporto culturale tra l'uomo e gli animali selvatici?

«Non è neanche troppo tardi. Per tenere lontano i predatori basta girare essendo sicuri di farsi sentire, anche con un campanellino. Per insegnare un comportamento corretto sarebbe sufficiente scritturare una delle tante compagnie teatrali e farle girare, magari con un carrozzone, per le piazze: potrebbero mettere in scena il corretto comportamento in caso di un incontro con l’orso. L’uomo è un predatore ed in passato, come tale, ha fatto fuori i predatori che si muovevano nelle stesse zone».

Idea affascinante, ma se ci si imbatte in un orso problematico? Va “rimosso” e per essere messo dove?

«Ma cosa vuole dire un orso problematico? Non è che un orso che si “sbaglia”, fa il suo: è come uno scoiattolo che salta da un ramo all’altro di un albero, senza cadere. Che ci si possa imbattere in un orso con “problemi” è eventualità assai difficile. Può accadere che un orso diventi confidente in presenza di cibo lasciato incustodito e che per questo si avvicini alle case. Ma questa è l’antropizzazione del territorio. Guardi non è poi un caso che chi urla “padroni in casa nostra” sia quella stessa destra che poi non vuole gli immigrati».

In che senso?

«E’ soprattutto la Lega che urla “fuori gli orsi da casa nostra” e che esprime il proprio no all’alterità, al diverso, anche rispetto alla presenza di questi animali. E da persone che vengono da fuori. Una diversa espressione per ribadire lo stesso concetto, l’incapacità di sapersi rapportare in modo corretto. So bene che ci saranno critiche a questo mio concetto antropologico eh...».

Previsione non difficile.

«Non mancherà chi dice, mi pare già di sentirlo, “Bravo questo a chiacchiere, vorrei vederlo se nel bosco incontrasse un orso...”. Debbo dire che, seguendo regole semplici, facendomi sentire, io nel bosco ci vado. E l’orso, anche se mi piacerebbe moltissimo, non l’ho mai visto».