Gioielli “su misura” la scommessa di Aurora

A soli 25 anni è la più giovane orafa del Trentino. Ha aperto uno studio a Calliano «Credo nel rapporto diretto con le persone: così nascono oggetti davvero unici»

di Michele Stinghen

CALLIANO. É la più giovane orafa del Trentino (e forse anche qualcosa oltre la sola provincia): è Aurora Eccher, appena 25 anni e già artigiana dei gioielli. Ha aperto da qualche tempo il suo studio a Calliano, in via Valentini, in quello che era il panificio del padre, chiuso una ventina di anni fa. Quel tipo di attività ha visto negli anni ridurre al lumicino la possibilità per le piccole imprese artigiane. Ma almeno in questo caso, viene sostitituita da un nuovo tipo di artigianato. Lo studio è stato inaugurato a fine aprile, coronando una strada iniziata con una passione precoce, fin da bambina. Con macchinari in gran parte recuperati da colleghi che andavano in pensione, ha recuperato e ricostruito una professione artigianale poco conosciuta e ritenuta di nicchia, interpretandola a modo suo. La scommessa è il rapporto tra persona e persona: un gioiello ha molto più valore se lo si costruisce su misura.

«Devi far innamorare le persone del tuo progetto», dice mentre racconta il suo lavoro Aurora, e qui svela la chiave di volta dell'orafa. Ma cominciamo dall'inizio. «Anche se non indosso gioielli - e, appena ce lo dice, constatiamo che è proprio così - mi è sempre piaciuto disegnarli, fin da bambina. Alle superiori, al Vittoria di Trento, ho seguito i corsi di design e di oreficeria, e poi ho cercato delle scuole specifiche dopo il diploma». Comincia così ad apprendere il mestiere: prima allo Ied di Milano (ma dopo due anni cambia, perché troppo improntato sul design e sulla tecnologia, Aurora Eccher prediligeva fin da allora la manualità), poi a Valenza, "capitale nazionale" dell'oreficeria, e quindi a Vicenza. «In quest'ultima città ho trascorso due anni, accanto alla scuola ho trovato un "lavoretto" in un laboratorio, per il pomeriggio, dove ho potuto fare pratica - racconta Aurora - una volta terminato il corso, ho fatto uno stage retribuito di un anno da Raffaello Trento, a Verona, che è diventato un po' il mio maestro, e dove ho anche appreso a fare riparazioni».

In questi cinque anni di pellegrinaggi nel Nord Italia Aurora riesce così a conoscere un po' tutto dell'oreficeria. E si butta, aprendo il suo laboratorio. «Costruisco gioielli per privati, faccio riparazioni e collaboro con gioiellerie di Trento e Rovereto». Ma che tipo di gioielli costrusci? «Di tutti i tipi, modello oro e argento, incastono pietre preziose come diamanti, e meno preziose. Ciò che mi piace di più è però che faccio tutto: fondo, incastono, incido...». Parte dal "lingotto" di oro o argento puri, che si procura ai banchi di metalli del Veneto, li mescola con leghe e poi li modella, a seconda del progetto. Per i disegni più complessi adotta la tecnica della fusione con cera persa (dove si costruisce lo stampo con la cera, e poi si versa il metallo). Accanto a tutti gli altri orafi, che hanno alcune decine di anni più di lei e magari brontolano perché il mercato non tira più come in passato, lei non perde l'entusiasmo. «Lavoro ne ho, cerco di essere autonoma e cerco di abbattere quel muro che c'è tra un orafo e le persone: un rapporto diretto, senza passare dalla gioielleria». E poi, ha una forma particolare di test per gli allergici al nichel. «Io sono allergica a nichel, palladio... quando lo scoprii andai in crisi. Per fortuna ora tutti i materiali ne sono privi, e posso dire ai clienti: non c'è problema, sono testati direttamente su di me...».

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