«Ecomobilità, nulla si muove» 

Il Comitato: a sei mesi dalla legge impegni inattuati, troppe auto private e poche alternative


di Alice Sommavilla


TRENTO. Sono passati sei mesi dall’approvazione in consiglio provinciale della legge sulla mobilità sostenibile. Sei mesi - denuncia il comitato «Noi amici del trasporto pubblico» - che sarebbero dovuti servire per redigere un regolamento attuativo e cominciare ad applicare concretamente i punti programmatici del disegno di legge, che aveva come obiettivo quello di invertire la tendenza nelle scelte di mobilità e si proponeva come fine ultimo la riduzione degli spostamenti in auto del 30% in dieci anni. Il comitato promotore della legge di iniziativa popolare denuncia un'indampienza degli impegni presi dal Consiglio pressoché totale. Nello specifico, si è constatato come l'investimento sulla mobilità alternativa all'auto privata non abbia visto l'impiego di risorse significative, rivelando quindi di non essere, contrariamente a quanto ci si era prefissato, una priorità della politica. «La legge prevede la stesura di un piano partecipato per la mobilità provinciale, al quale ci auguravamo avrebbero partecipato anche i cittadini, per portare il loro contributo e le loro opinioni, ma gli utenti non sono ancora stati chiamati in causa», dice Antonella Valer, prima firmataria del disegno di legge. Tre le altre criticità segnalate anche la mancata istituzione della figura del “mobility manager” e la nomina dell'Osservatorio della mobilità, previsto per monitorare gli sviluppi dell'attuazione della legge.

Paolo Vergnano, secondo firmatario, sottolinea invece la totale mancanza di progetti per incrementare il trasporto ferroviario, in particolare per quanto riguarda la tratta che dovrebbe collegare l’asta dell'Adige e l’Alto Garda. «Lo stesso linguaggio usato dalle istituzioni è un chiaro segnale del fatto che non stiamo andando nella direzione auspicata», attacca Vergnano, «non si parla di mobilità ma di viabilità, circoscrivendo gli sforzi allo snellimento del traffico automobilistico anziché concentrarsi per trovare modalità di spostamento alternative». Il comitato insiste sulla necessità di un salto culturale degli amministratori delle Comunità di valle, «dove è del tutto assente una pianificazione territoriale strutturata, nonostante la nostra Provincia sia provvista del Pum (piano urbano di mobilità)». Insomma, a distanza di sei mesi non sono ancora stati fatti progetti preliminari e atti concreti.

«A onor del vero - ricorda Valer - un passo avanti è stato fatto con l'approvazione del piano per la mobilità elettrica, ma non possiamo ritenerlo sufficiente dal momento che si tratta sempre di mobilità privata. Il 90% delle auto che circolano tutti i giorni sulle nostre strade appartiene a pendolari che si spostano per raggiungere i luoghi di studio o lavoro, offrire un'alternativa preferibile all'automobile è compito, finora non eseguito, dell'amministrazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA













Scuola & Ricerca

In primo piano