OPERAZIONE SCIAMANO

Droga ai ragazzi: 40 anni di carcere 

Hanno patteggiato sedici dei 17 giovani coinvolti nell’inchiesta sullo spaccio che ruotava attorno al bar Anny di Castello Molina. Gli inquirenti avevano calcolato un giro d’affari di almeno 70 mila euro al mese. Vendevano cocaina quasi pura

di Ubaldo Cordellini

TRENTO. Più di 40 anni di reclusione per 16 dei 17 giovani che erano finiti nella rete dei carabinieri con l’accusa di aver organizzato un vasto giro di spaccio di droga in val di Fiemme e val di Fassa. Ieri mattina l’operazione Sciamano è finita davanti al giudice Enrico Borrelli. È caduta l’accusa di associazione a delinquere, che è difficile da dimostrare soprattutto nel caso di gruppi di giovani che vendono droghe, mentre è rimasta in piedi quella di spaccio di sostanze stupefacenti.

Hanno tutti patteggiato pene che vanno da un anno e 8 mesi a tre anni e tre mesi di reclusioni. I sedici vivono tutti in val di Fiemme e val di Fassa. Due di loro sono riusciti ad abbassare la pena anche versando un risarcimento di duemila euro a comunità di recupero per tossicodipendenti. Possibilità prevista a Trento da una prassi già in vigore da una decina d’anni.

Tra i sedici, hanno patteggiato 3 anni e multe tra i 10 mila e i 14 mila euro Paolo Girardi, Taulant Shtembari, Alessio Sartori, Andrea Bagattini, Flavio Varesco, Vincenzo Marti, Ridha Hamza, Petrit Arapi. Vladimir Cuffollari ha patteggiato 3 anni 2 mesi e 15 giorni di reclusione, Kevin Prendi, un anno 10 mesi e 10 giorni, Afrim Bejte, 2 anni e 10 mesi, Arber Arapi, 2 anni e 10 mesi, Patrick Capovilla, un anno e 10 mesi e 10 giorni così come Gianluca Lira, Ionel Dorel Mihali, 3 anni e due mesi.

Secondo l’accusa sostenuta dal pm Davide Ognibene, tutto ruotava attorno a un bar che nell’orario di apertura serviva caffè, e gelati, ma una volta chiusa la porta, si trasformava in un laboratorio in stile «Breaking bad» dove la cocaina veniva tagliata e confezionata.

Un bar con una doppia vita, l’Anny di Castello di Fiemme. Un bar come tanti altri che risulNell’ambito dell’operazione sono state arrestate 17 persone, mentre era stata emessa un’ordinanza nei confronti di un latitante. Un gruppo che in base ai risultati di un anno abbondante di indagini dei carabinieri della compagnia di Cavalese coordinati dal pm Davide Ognibene, riusciva a procurarsi fra il 500 e i 600 grammi di cocaina al mese, tagliarla sul posto e quindi venderla (soprattutto in locali notturni della zona con delle puntate in Alto Adige) ricavando 70 mila euro al mese.

L’operazione è la «Sciamano» perché fra gli arrestati ci sarebbe stata molta superstizione. Un locale come tanti altri, gestito da Paolo Girardi. Così appariva - secondo la ricostruzione degli investigatori - l’Anny durante il giorno, ma era in orario di chiusura che avveniva la trasformazione. Porta chiusa e diventava una sorta di laboratorio dove la cocaina veniva tagliata e confezionata. Con un importante giro d’affari. In poco più di un anno di controlli, sono state un migliaio le cessione di stupefacente che sono state documentate dai carabinieri.

Alle operazioni di taglio si sarebbe dedicato invece Vincenzo Matri 25enne di Faver che si sarebbe occupato anche del procacciamento della sostanza da taglio reperita all’estero attraverso spedizioni via posta, oppure acquistandola nelle farmacie della zona. La cocaina (con un alto grado di purezza) sarebbe stata tagliata infatti con caffeina mannitolo e anche aspirine. A garantire il contatto con i «grossisti» sarebbe stato Ridha Hamza, un tunisino che aveva messo in contatto i fiemmesi con dei pezzi grossi a Trento. Ma c’era anche un rapporto diretto con Petrit Arapi albanese di 41 anni residente a Rozzano ma con un passato in val di Fiemme che avrebbe garantito i rifornimenti dal milanese a Castello.