Domani a Drena il vertice fra sindaci per il castello 

Michelotti incontra i colleghi dell’Alto Garda e Mellarini per accelerare gli interventi dopo il crollo del muro di cinta



DRENA. «L’obiettivo è stilare una definitiva perizia di spesa, da presentare ufficialmente in Provincia, così da partire il più presto possibile con i lavori di messa in sicurezza e, mi auguro, di restauro del castello». È fiducioso il sindaco Tarcisio Michelotti. Domani, in suo aiuto, accorreranno a Drena i colleghi sindaci della Busa per cercare di capire come rimettere in piedi il pezzo crollato del castello, patrimonio storico e culturale che è di tutto l’Alto Garda, non solo di Drena. Una sorta di mutuo aiuto fra municipi. «Visto l’interessamento da parte delle amministrazioni limitrofe per la nostra situazione, abbiamo anche organizzato un incontro tra le parti, sul posto, in cui saranno presenti i diversi sindaci, i tecnici che hanno sovrainteso agli studi, il presidente della Comunità di Valle Mauro Malfer e l’assessore provinciale Tiziano Mellarini», spiega Michelotti. Lo squarcio, ampio una ventina di metri, che da settimane se ne sta lì, all’orizzonte, come un pezzo di puzzle mancante in quel paesaggio a tutti noto, rappresenta per il piccolo Comune di Drena molto più di una frana. «È veramente una situazione difficile - continua Michelotti - perché la lizza è per noi anche luogo turistico, di eventi e perciò di guadagno economico». Da un mese e mezzo a questa parte, infatti, non solo il castello è inaccessibile – e di conseguenza sono saltate tutte le consuete festività estive che lo prevedevano come location – ma anche i sentieri sottostanti e la ferrata Rio Sallagoni, sono impraticabili, causando una ferita nel bilancio, oltre che nel monumento storico. «Non posso però che essere soddisfatto per la rapidità con cui si è intervenuti (la Provincia aveva repentinamente dichiarato la “somma urgenza” del caso) - prosegue il sindaco di Drena - in questo periodo, infatti, sono stati fatti tutti i sopralluoghi e gli studi tecnici necessari per stilare un piano di azione il più efficace possibile: prima di tutto si dovrà sanare la ferita, fermando l’erosione del muro esistente, attraverso un’intelaiatura esterna in acciaio. Questo permetterà almeno la riapertura dei sentieri circostanti. Nel mentre si provvederà a recuperare il materiale originario franato – in questo senso abbiamo già iniziato lo sfalcio delle aree di accesso -, che verrà accatastato e riutilizzato per la successiva ricostruzione». La speranza, infatti, continua, «è quella che effettivamente si possa restaurare il muro di cinta, richiudendo lo squarcio che si vede ora e riportandolo al suo stato precedente».

Dopo settimane di lavoro da parte della Protezione Civile e degli Uffici Tecnici, insomma, «nei prossimi giorni faremo gli ultimi accertamenti con l’uso di droni» - conclude Michelotti - «e finalmente presenteremo alla Provincia gli effettivi costi dei lavori». (k.d.e.)













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