Dai monumenti di piazza Dante la lente sulla storia

TRENTO. Fino al primo febbraio è possibile visitare una nuova mostra dedicata alla storia della città di Trento, organizzata dalla Fondazione Museo storico del Trentino. Nel salone Manzoni della...

TRENTO. Fino al primo febbraio è possibile visitare una nuova mostra dedicata alla storia della città di Trento, organizzata dalla Fondazione Museo storico del Trentino. Nel salone Manzoni della Biblioteca Comunale in via Roma si scoprono le storie dei monumenti che costellano il parco della vicina Piazza Dante.

La mostra è il risultato di una ricerca dedicata alla storia dei monumenti presenti nel parco di piazza Dante, interpretati e raccontati dal punto di vista della storia sociale e politica. Nel1896 viene inaugurato il grande monumento a Dante Alighieri, il primo e il più importante dei monumenti che impreziosiscono il parco; ma da quell’anno in poi molti altri busti hanno arricchito le stradine del parco che da quasi 150 anni accoglie chi arriva in città con treni e pullman: Giovanni Prati (1901), Giovanni Canestrini (1902), Giosuè Carducci (1908), Antonio Gazzoletti (1913), Giuseppe Verdi (1913) e poi – dopo la Grande Guerra – Eusebio Francesco Chini e Luigi Negrelli (1930), Guglielmo Ranzi (1934), Giacomo Bresadola (1955) fino al recente monumento alla famiglia (2008).

Quali storie ci raccontano queste statue? Perché sono stati scelti proprio questi soggetti? Queste sono le domande che hanno mosso i ricercatori della Fondazione Museo storico del Trentino per cercare di ricostruire la storia della città e dei suoi dibattiti attraverso le occasioni offerte dalle inaugurazioni dei monumenti, analizzati non dal punto di vista artistico ma come episodi significativi della cronaca politica.La vicenda di Dante è strettamente connessa alla questione nazionale trentina, il suo richiamo all’italianità.Il rimando all’Italia è anche alla base della scelta di dedicare un busto al poeta trentino e famoso nel vicino Regno d’Italia, Giovanni Prati (Dasindo, 1814 – Roma, 1884). In questa scia si colloca anche un altro poeta trentino, Antonio Gazzoletti che, come altri trentini, si era messo in luce non solo per il valore culturale ma anche per il legame con le vicende politiche del Regno d’Italia, dove viene nominato parlamentare nel 1862.

Il busto a Giovanni Canestrini (Revò, 1835 – Padova, 1900) è legato allo scontro che oppose la Società degli studenti trentini e partiti laici al movimento cattolico; due fronti divisi dall’appoggio al darwinismo, di cui Canestrini è stato uno dei maggiori divulgatori in Italia. L’inaugurazione del busto a Giosuè Carducci (Valdicastello, 1835 – Bologna, 1907) – poeta apertamente antiaustriaco – coincide con le più ampie celebrazioni della festa del Polisportivo e del legame con la città di Mantova, alla quale si dedica in quell’occasione l’omonima via.

Il busto a Giuseppe Verdi, inaugurato in occasione del primo centenario della sua nascita, è celebrato con una settimana di concerti ed eventi musicali che forniscono alla città una colonna sonora legata alla musica italiana e al suo speciale rapporto con il Risorgimento. I monumenti a Eusebio Francesco Chini (Segno, 1645 – Missione Magdalena, Messico, 1711) e Luigi Negrelli (Fiera di Primiero, 1799 – Vienna, 1858) sono i primi esempi realizzati dopo la Grande Guerra e l’annessione del Trentino all’Italia. Eretti negli anni della dittatura, sono inaugurati nel corso di un importante convegno scientifico organizzato dal locale museo di scienze. Sono monumenti molto diversi stilisticamente dai busti precedenti, richiamano alle imprese dei due trentini e non riproducono più le loro figure. Guglielmo Marconi, presente alle loro inaugurazioni, onora i due trentini come “grandi italiani”. La stele a Guglielmo Ranzi (Trento, 1859 – Trento, 1932), padre del monumento a Dante, viene collocata vicina al grande monumento che egli aveva tanto voluto. Un monumento tutto particolare è l’abete dougals piantato per ricordare la scomparsa del fratello di Benito Mussolini, Arnaldo: una delle tante liturgie messe in atto dal regime per costruire riti che univano tutti gli italiani attorno ad azioni e momenti imposti dal fascismo. Nel 1956 è posto il busto al micologo Giacomo Bresadola (Ortisè, 1847 – Trento, 1929), un’erezione che conclude una vicenda molto lunga, che ripropone un monumento molto simile a quelli di inizio Novecento.