Case di riposo, non si trovano operatori 

Sanità. Sempre più difficile, anche per le cooperative di servizi, reperire la figura dell’operatore socio sanitario: molti preferiscono gli ospedali e nei prossimi anni la richiesta aumenterà. Analogo problema per gli infermieri. Il tema è emerso nell’audizione in Quarta commissione

Trento. è sempre più difficile per le cooperative di servizi socio-sanitari e per le case di riposo reperire personale infermieristico ma soprattutto oss. al punto che non di rado le coop si vedono costrette a rivolgersi fuori provincia. un problema che, con l’invecchiamento della popolazione, rischia di “esplodere” nei prossimi anni. tra le ragioni della carenza di organico, c’è “l’emigrazione” di queste figure sanitarie verso gli ospedali, ritenuti più attrattivi per i carichi di lavoro.

È uno dei temi forti emersi ieri nel corso dell’audizione voluta dalla quarta commissione presieduta dal consigliere provinciale claudio cia. l’organismo ha raccolto il punto di vista dell’azienda provinciale per i servizi sanitari, dell’upipa, le delle sigle sindacali e degli ordini professionali competenti.

Per l’upipa - si legge in una nota - sono intervenuti il direttore massimo giordani e la presidente francesca parolari. parolari ha espresso una forte preoccupazione in merito al profilo degli oss perché dai dati in possesso dell’associazione delle apsp, considerando l’età media del personale attuale e del fabbisogno futuro di queste figure, nel 2030 vi sarà bisogno di molto più personale rispetto a quanti usciranno dagli attuali corsi di formazione. al sistema delle apsp, insomma, non basteranno gli operatori che si stanno formando nelle scuole.

La concezione del lavoro presso le aziende di servizi alla personae è diversa rispetto all’analogo lavoro svolto in azienda sanitaria: vi è un continuo trasferimento di infermieri dalle prime alla seconda - si legge ancora nella nota - e occorre quindi un grande sforzo di fidelizzazione del personale, anche offrendo alloggi e lavorando sul tema della conciliazione lavoro-famiglia. quanto agli infermieri nelle case di riposo, non c’è dubbio per parolari che l’aumento del parametro tra queste figure professionali e gli ospiti sia auspicabile, ma anche in questo caso si pone il problema del reperimento del personale. l’apss attrae di più gli infermieri rispetto alle case di riposo e per questo, secondo parolari, occorre mostrare la differenza dell’attività da svolgere in un ospedale e in una rsa. il direttore giordani ha fornito le cifre del problema segnalando che in base alle proiezioni attuali nelle case di riposo del trentino fra il 2027 e il 2031 serviranno almeno 200 unità di personale professionale in più tra oss e infermieri. senonché agli occhi dei giovani le professioni di cura nelle case di riposo, dove ci si trova di fronte alla non autosufficienza anche grave, sono delegittimate, mentre attira di più lavorare in un contesto ospedaliero.

C’è poi il problema della formazione: in trentino la scuola per oss prevede due anni di studio, mentre nelle altre regioni il corso dura solamente dodici mesi.

Per la federazione trentina della cooperazione paolo fellin, membro del cda, ha denunciato il problema dell’irreperibilità di persone con titolo di studio oss in trentino. le cooperative che si occupano dei servizi socio-sanitari e socio-assistenziali e aderenti a consolida non trovano queSte figure in trentino e sono spesso costrette a cercarne fuori provincia.

Vi sono molte persone che lavorano nel mondo della cura sprovviste di titolo. sono spesso donne. solo il 50% di loro ha il titolo oss, il resto no. sono figure che hanno un’anzianità di servizio importante e che hanno beneficiato di formazione interna, ma che non possono iscriversi al corso oss perché hanno alle spalle una famiglia da gestire. ecco perché, ha raccontato fellin, da un gruppo di lavoro con l’assessorato è emersa la possibilità di identificare una nuova figura professionale, che è stata chiamata “assistente familiare”, con una professionalità più bassa rispetto all’oss ma che potrà essere riconosciuta in tutti i contratti con la pubblica amministrazione nel comparto dei servizi di cura.