Bufera di neve e ghiaccio, salvati in tre sul Vioz

Gli alpinisti bloccati oltre i 3300 metri. Lungo intervento delle squadre del soccorso alpino di Pejo per recuperarli: erano stremati ma indenni

TRENTO. Andare a fare un’escursione alpinistica (impegnativa, quella delle 13 cime del Cevedale) e trovarsi bloccati da una bufera di neve e ghiaccio senza essere più in grado di andare avanti o indietro. È successo domenica e i protagonisti sono tre bergamaschi che sono stati salvati dagli uomini del soccorso alpino dopo un intervento lungo e difficile che si è concluso nella notte.

I tre alpinisti - amici fra loro con età comprese fra i 45 e i 55 anni - erano impegnati in questa escursione che li avrebbe dovuti portare a passare la notte fra domenica e lunedì al rifugio Vioz. Alle 19.30 , però, hanno chiamato il gestore per avvertirlo che erano in difficoltà e che non sarebbero riusciti ad arrivare al rifugio. Non solo. La loro condizione era difficile visto che a causa delle bufera, avevano perso l’orientamento ed erano stremati dalla fatica. Non riuscendo più ad andare avanti, erano comunque riusciti a ricavare un piccolo rifugio dal vento al colle del Vioz a quota 3.350.

La telefonata al rifugio ha fatto scattare immediatamente i soccorsi. Le condizioni meteo erano difficili e per questo era ancor più necessario cercare di raggiungere gli alpinisti il prima possibile.

Sono così partite due squadre del Soccorso alpino di Pejo. La prima dal rifugio Vioz, la seconda dalla Val della Mite.

La squadra partita dal rifugio é salita fino al Monte Vioz (quota 3.645) e ha attraversato la conca di ghiacciaio per arrivare a Cima Linke (3.631), dove è rimasta bloccata per più di un'ora a causa del maltempo. Questa squadra, attorno alle 22, è poi riuscita a raggiungere i tre alpinisti al Colle del Vioz e li ha accompagnati fino al rifugio, dove hanno poi trascorso la notte, facendo il percorso inverso.

L'operazione si é conclusa attorno alle 2 di notte ma i tre sono tornati in valle solo ieri mattina quando anche le condizioni meteo erano decisamente migliori. I tre alpinisti erano stremati per la fatica fatta durante l’escursione e infreddoliti per il brusco abbassamento delle temperature ma non avevano riportato traumi e hanno potuto fare ritorno a casa senza bisogno di aiuto e senza dover passare dall’ospedale.

La traversata delle 13 cime presenta uno sviluppo di 17 chilometri e si mantiene costantemente sopra i 3.300 metri. Viene presentato come un «tour di estrema eleganza e di grande respiro che, in diversi giorni, cavalca in successione le cime più rappresentative del Parco Nazionale dello Stelvio». È un viaggio che si snoda a cavallo delle creste spartiacque che collegano il Monte Cevedale, con il Palon della Mare, il Vioz e la corona del Monte San Matteo fino al Pizzo Tresero.

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