Addio “Don Quijote” L’ufficiale giudiziario ha messo i sigilli 

L’osteria culturale di vicolo dell’Adige era in difficoltà  economica. Elio Bonfanti: «Hanno voluto cacciarci» 



TRENTO. E’ durato poco. Circa un anno e mezzo, settimana più settimana meno. Tanta musica, spesso di qualità, e ristorazione. Ieri mattina al Circolo culturale “Don Quijote” di vicolo dell’Adige è arrivato l’ufficiale giudiziario accompagnato da un paio di poliziotti e ha messo i sigilli. Era da tempo che la chiacchiera girava. Che i fornitori non venissero pagati. E qualcuno di loro evidentemente si è rivolto al tribunale. Per diversi anni in quel posto c’è stata la libreria Paideia. Proprio a fianco dell’antica sinagoga. Poi, ma per lo spazio “di un mattino”, un locale trendy. Nel giugno 2017, nel vicolo laterale a via Manci aveva aperto il “Don Quijote”, richiamo letterario al Cervantes donchisciottesco di cui rincorreva i sogni, ora infranti. Ci pensavano da tempo l’ex antiquario Piergiorgio De Giorgi, il già consigliere comunale Elio Bonfanti (uomini di tante “intraprese” e qualche “caduta”) e Giuseppe Tommasino, nuovi ai duri mestieri dell’oste e del promoter culturale. Perché il “Don Quijote”, quasi 400 metri quadri, è stata un’osteria, certo, ma anche un incubatore di musica, dibattiti, teatro, cabaret, cultura. Il trio c’ha provato - “senza contributi pubblici”, sottolinea - ma le difficoltà si devono essere accumulate.

Tra i volti a botte e i sassi a vista di una Trento ormai antica, con, alle pareti, quadri di Lome, Tait, Berlanda, suonava il pianoforte, si alzavano le voci, quelle del jazz ma anche del pop, più che altro acustico. Una programmazione che, fino a qualche mese fa, era affidata a Fausto Bonfanti, fratello di Elio, che il promotor lo fa da una vita. Quest’estate il Don Chisciotte si era “allargato” proponendo una programmazione musicale al vicino parco di S.Marco. I gestori avevano anche manifestato l’idea di creare uno spazio per la presentazione di libri e serate a tema. È andata come è andata.

Amareggiato Elio Bonfanti: «Dovevamo alla proprietà poco più di 7 mila euro, eravamo in grado di pagare in questi giorni. Avevamo chiesto l’interessamento del sindaco. Nonostante questo la proprietà ha deciso di non sospendere lo sfratto. Nulla ci toglie dalla testa che si sia approfittato di una nostra difficoltà per cacciarci e riaffittare il circolo a cifre maggiorate. Da giorni gira la voce di un cliente in grado di pagare 45 mila euro più altrettanti di fidejussione. Continueremo a lavorare per far nascere a Trento un luogo popolare, laboratorio di cultura e convivialità». (pa.pi.)













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