rovereto

A Marco prove di catastrofe nucleare

I maggiori specialisti mondiali della decontaminazione studiano i nuovi protocolli internazionali per gli interventi Nbcr

di Giuliano Lott

ROVERETO. C’è il gotha degli specialisti mondiali della Crice rossa in decontaminazione al centro della protezione civile di Marco, dove ieri è iniziato un workshop dedicato alle metodiche Nbcr, acronimo di nucleare, biologico, chimico e radiologico. In sostanza, i massimi esperti della Croce rossa e della Mezzaluna rossa dei paesi più avanzati in questo settore (Italia, Austria, Germania, Spagna, Giappone, Israele e Iran) stanno preparando dei protocolli unificati su scala internazionale, per poter adottare le stesse linee guida attraverso un confronto tra “scuole” diverse.

Al centro della protezione civile si stanno così esercitando e formando circa 120 operatori, tutti specializzati in decontaminazione - in gran parte da Trentino ed Emilia Romagna, ma anche da altre regioni d’Italia -, sotto lo sguardo degli esperti mondiali e del rappresentante del Comitato internazionale della Croce rossa Mauro Della Torre. Ieri mattina è stata occupata dalla simulazione di un intervento su un disastro chimico. I figuranti, in un hangar della ex polveriera, erano vittime di un’esplosione chimica e andavano quindi trattati con le procedure previste: nella zona “calda” - cioè il teatro del disastro - intervenivano gli uomini con le maschere antigas e gli appositi filtri, con le tute sigillate con nastro adesivo per evitare il contatto diretto con gli agenti contaminanti.

Sono loro che prelevano i feriti e li accompagnano verso la zona “tiepida”, dove i contaminati vengono spogliati e irrorati con appositi liquidi. I vestiti vengono raccolti in bidoni e trattati a loro volta (o distrutti, in casi estremi). I non deambulanti vengono raccolti con le barelle “a cucchiaio”e sottoposti al medesimo trattamento. Dalla zona “tiepida”, dove il livello di radiazioni - o di contaminazione chimica - è più basso ma comunque presente, il paziente già trattato passa alla zona “fredda” (cioè non contaminata), per poter ricevere le prime cure sanitarie. Si tratta dell’unica prova pratica del workshop, che si protrarrà fino a martedì.

Quattro giornate fitte di lezioni teoriche sugli scenari di soccorso possibili, analizzando i rischi e le metodiche più avanzate per evitarli, dalle 9.30 fino alle 19.30, con due brevi break di 15 minuti l’uno e una pausa pranzo. Il continuo aggiornamento attraverso esercitazioni pratico-teoriche è fondamentale negli interventi Nbcr, e la ragione è persino ovvia: le occasioni di intervento reale sono per fortuna molto rare alle nostre latitudini, quindi l’operatività va mantenuta almeno sotto il profilo dell’addestramento. E quello di Marco rappresenta oggi il centro più avanzato d’Italia per questo genere d’interventi.