CORONAVIRUS

Sempre più contagi fra i giovani: in Trentino sono il doppio di quelli fra gli ultrasettantenni. E ora le Regioni premono per una stretta sulle scuole

A livello nazionale il 17% dei nuovi contagi è rappresentato da ragazzi in età scolare contro il 2-3% dei primi mesi della pandemia. Ma i ministri Speranza e Gelmini frenano: "E' difficile parlare di chiusure degli istituti da una parte e di riaperture di attività commerciali dall'altra" (foto tema Ansa)


di Luca Marognoli


TRENTO. Il Covid non è più solo “il virus degli anziani”. Pur restando in prevalenza i settantenni e gli ottantenni i più esposti, l’epidemia ha cambiato volto negli ultimi mesi vedendo crescere in maniera importante la percentuale dei contagi fra i più giovani. Un mutamento epidemiologico che sarebbe conseguenza della metamorfosi del virus stesso, con le varianti più pericolose che hanno iniziato a colpire anche le classi di età più basse.

A parlare sono i numeri: nell’ultimo mese, a livello nazionale,  il 17,5 per cento dei nuovi contagi è rappresentato da under 18, una percentuale che nei primi mesi della pandemia era attorno al 2-3%.

Il Trentino è in linea con questo trend: guardando alle fasce d’età - informa l’ultimo report della Provincia – troviamo ben 91 casi fra bambini e ragazzi in età scolastica mentre i nuovi contagi fra gli ultrasettantenni sono 47: quasi il doppio. Un’inversione di tendenza che da un lato conferma, come dicevamo sopra, come l’incidenza fra i giovani e i giovanissimi abbia registrato un’impennata e dall’altro rappresenta una prima, confortante evidenza dell’efficacia della campagna vaccinale sugli ottantenni (ieri il superamento di 40 mila somministrazioni), come di recente sottolineato dal direttore dell’Apss Pier Paolo Benetollo.

In provincia di Trento le classi in quarantena sono 46, mentre il virus si diffonde anche fra i più piccoli: 32 dei nuovi casi positivi hanno meno di 5 anni, 8 dei quali meno di 2 anni.

 

Questo nuovo scenario sta creando forti preoccupazioni a livello nazionale: allarmati sindaci (alcuni Comuni sono già tornati alla “dad”) e presidenti di Provincia e di Regione, che premono per un inasprimento delle misure di contenimento. Alcuni governatori hanno chiesto di chiudere gli istituti finché non si vaccinano tutti i professori. "Se vogliamo la scuola aperta in presenza, dobbiamo vaccinarla", ha affermato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, secondo il quale non usare la didattica digitale integrata "sarebbe una omissione di misure di sicurezza sul lavoro estremamente grave e rilevante in caso di incidente sul lavoro".

Ieri i governatori hanno chiesto ai ministri della Salute Speranza e degli Affari regionali Gelmini che il Comitato tecnico scientifico (Cts) si esprima formalmente e pubblicamente rispetto all'apertura delle scuole.

Il Governo però frena: "E' difficile parlare di chiusure degli istituti da una parte e di riaperture di attività commerciali dall'altra", hanno fatto notare Gelmini e Speranza. "Sulle chiusure si valuterà giorno per giorno la situazione epidemiologica", avrebbe detto il ministro della Salute. Mai come in questo momento è evidente la frizione fra chi spinge per una riapertura sul fronte economico e delle libertà personali e chi invece, come alcuni virologi, chiede una nuova stretta. Lo si è visto dalle tensioni suscitate dalla decisione di annullare la riapertura degli impianti da sci, quando si scatenò l’ira di operatori economici e governatori contro il ministro Speranza.

E’ di una decina di giorni fa l’allarme di Andrea Crisanti, secondo il quale le zone rosse non bastano più e “va chiuso tutto per lanciare un programma nazionale di monitoraggio delle varianti”, mentre per il fisico trentino Roberto Battiston “ci sono elementi sufficienti per ragionare su un lockdown a livello di singole province".

Su un punto sembra esserci unità di vedute: solo il vaccino può risolvere una situazione che si sta facendo sempre più esasperata e grave dal punto di vista sociale ed economico. Per questo bisogna fare presto.

Ne è pienamente consapevole il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che è stato "molto schietto" nel suo primo intervento da premier al vertice in videoconferenza dell'Ue.

La priorità, in questo momento, è accelerare sui vaccini, mettere alle strette le aziende che non rispettano i contratti bloccando loro l'export e favorire un approccio comune sui test. "Per rallentare la corsa delle mutazioni – ha esortato – occorre aumentare le vaccinazioni. Serve un'azione coordinata a livello europeo, rapida e trasparente".













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