L’ influenza si accanisce sui vaccinati 

La stranezza segnalata da un medico di base: tra i suoi assistiti si è già ammalato l’80% di chi non doveva ammalarsi

di Luca Marsilli

ROVERETO. Sarebbe sbagliatissimo trarne conseguenze arbitrarie, ma un dato, specie si lavora in un ambito scientifico come quello medico deve essere, rimane un dato. E se non altro merita il rispetto dell’oggettività. A quanto pare a Rovereto quest’anno la percentuale di persone che si ammalano di influenza sarebbe maggiore tra coloro che hanno fatto il vaccino antinfluenzale che tra quelli che hanno deciso di lasciare alla natura di fare il proprio corso.

A segnalarlo come “stranezza” è un medico di base, che avendo notato per la prima volta il fenomeno tra i suoi assistiti avrebbe anche chiesto conforto a due colleghi, ricevendo la risposta che anche loro avevano notato lo stesso fenomeno. Sia pure dandogli soltanto una “impressione” e non dei precisi dati numerici. Dati che invece lui ha raccolto in queste prime settimane di picco influenzale: nel suo caso circa l’ 80% dei pazienti ai quali aveva somministrato il vaccino o che comunque sa essersi vaccinati si, è già ammalato di influenza. In molti casi in forma abbastanza lieve, ma nemmeno in tutti. C’è insomma anche chi se l’è sorbita in tutti i suoi effetti. Quest’anno, peraltro, piuttosto pesanti.

Nemmeno il medico ovviamente avanza ipotesi su quale possa essere il meccanismo per cui si è verificata questa anomalia. Negli anni scorsi, dice, aveva notato come l’incidenza dell’influenza non variasse molto su base nazionale tra le regioni dove più alto è il tasso di vaccinazione e quelle dove è più basso, ma mai gli era successo di notare tra i propri assistiti un accanimento così forte della malattia proprio sui vaccinati. Ed è inevitabile che se in media ogni anno si ammala di influenza un dieci per cento degli italiani (dati nazionali: si considera buono un anno con un 8% di ammalati e pesante uno con l’11%) individuare un “sottogruppo” di pazienti che in comune hanno di avere fatto il vaccino, che vede una incidenza dell’80%, costringe a farsi delle domande. Proprio se si vuole avere un approccio scientifico alla medicina: non è che si possono prendere per significativi solo i dati che vanno nella direzione che si era prevista. «Io mi limito a rilevare cosa sta succedendo e a dire che lo trovo inspiegabile. Ma mi sembra evidente che c’è qualcosa che non va. Il campione mi sembra troppo ampio per poter pensare a semplici coincidenze, sia pure considerando che a vaccinarsi sono spesso le persone che per ragioni di lavoro o di condizioni fisiche particolari, magari sono più esposte della media al contagio. Sarebbe interessante avere un dato su base più ampia e poi provare a capire che cosa quest’anno è andato storto, perché è la prima volta che mi capita di notare una cosa del genere. Di solito l’efficacia del vaccino almeno sui miei pazienti si era rivelata incontrovertibile».

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