Dall’umido alla bioplastica con la raffineria urbana  

Presentato il progetto per convertire diversi tipi di rifiuti organici urbani  (frazione organica e i fanghi di depurazione) in nuovi materliali iodegradabili

di Matteo Cassol

ROVERETO. Trasformare - impiegando specifiche colture di microbi - il rifiuto biologico in bioplastiche, componenti per realizzare computer, smartphone e imballaggi? Potrebbe accadere in futuro a Rovereto, nell’area del Navicello, alla quale guarda con interesse il referente del progetto europeo Res Urbis (inserito nel programma Horizon 2020): «Quello di Rovereto – ha dichiarato in un seminario a sociologia Mauro Majone, referente di Res Urbise docente di impianti chimici all’università La Sapienza di Roma, ateneo cui fa capo l’iniziativa – è un impianto in cui si sta già sperimentando l’integrazione di due flussi che sono gestiti separatamente nella maggior parte degli altri casi, cioè la frazione organica dei rifiuti urbani viene a convergere sul trattamento delle acque e dalla combinazione dei fanghi e dei rifiuti si produce biogas. La nostra tecnologia vuole accompagnare questa scelta di scenario affiancando alla produzione di biogas anche la produzione di polimero di biodegradabile».

Ma come si è arrivati a pensare a Rovereto? In rappresentanza del Trentino, che è uno dei quattro territori “cluster” individuati in tutta Europa dal programma Horizon 2020, in aggiunta alle aree metropolitane di Barcellona e di Lisbona e al Galles del sud. Quella trentina è la più piccola delle zone considerate: la sua peculiarità è di riunire in un’area ristretta università, industria e pubblica amministrazione di eccellenza, oltre a una raccolta differenziata di alto livello. Per conto della Provincia, a Res Urbis (che sta per “RESources from URban Blo-waSte”, risorse dal rifiuto biologico urbano) partecipa l’Agenzia per la depurazione: «Siamo – spiega il referente Giovanni Gatti – nell’ordine dell’80% ormai di raccolta differenziata, e in particolare raccogliamo l’umido in modo separato e l’umido della raccolta differenziata è la materia prima che serve per lo sviluppo di questo progetto». Res Urbis vede la partecipazione di 21 attori provenienti da 8 Paesi europei (Italia, Francia, Danimarca, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Croazia, Svizzera). Con rifiuti biologici si intendono i rifiuti organici come cibo e altri rifiuti alimentari, rifiuti provenienti da giardini e parchi e la melma prodotta in eccesso nei trattamenti delle acque reflue. I bioprodotti che si intendono produrre sono fibre, solventi e diversi tipi di bioplastiche».

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