«Vogliono chiudere il centro servizi di valle» 

L’allarme. I sindaci dei quattro Comuni mocheni contestano la volontà della Comunità Alta Valsugana e Bersntol di cessare il servizio per anziani e adulti: «Non hanno messo soldi a bilancio»


ROBERTO GEROLA


VALLE DEI MOCHENI. Insorgono contro la Comunità di valle i quattro comuni della valle dei Mocheni. Perché c’è la concreta possibilità che la stessa Comunità chiuda il centro servizi “per anziani e adulti” di Sant’Orsola. E’ da novembre che se ne parla. Una vaga promessa di ri-finanziare il centro c’è, ma i sindaci non ci credono più di tanto e mettono le mani avanti e chiedono che il centro resti aperto e che funzioni meglio: per i due giorni previsti e non per uno solo e che la Comunità paghi le spese vive: trasporto degli utenti dall’abitazione fino a Sant’Orsola e il riscaldamento. Sono meno di 20.000 euro all’anno.

La denuncia

L’altra sera, i quattro sindaci Ivano Fontanari ( Sant’Orsola), Stefano Moltrer (Palù del Fersina), Luca Moltrer (Fierozzo) e Bruno Groff (Frassilongo) hanno convocato una conferenza stampa nella sala di giunta della Comunità per far presente il problema. Da chiarire che la giunta della Comunità aveva espresso nel dicembre scorso una delibera “di valutazione di chiusura del centro” che non aveva avuto seguito se non quello di non mettere a bilancio la copertura del servizio. Poi l’assessore (e sindaco di Frassilongo) Bruno Groff si era riunito con i sindaci della valle ed era stato approfondito l’argomento verificandolo e ribadendo la sua necessità e assoluta utilità. Il fatto è che è l’unico servizio a favore di anziani e adulti affinché gli stessi possano socializzare, avere qualche ora di incontri e un luogo dove ritrovarsi e stare in compagnia. In valle, molti anziani vivono (nei masi) in costante solitudine, contattati esclusivamente dall’assistente domiciliare (per i pasti), e, se il caso, dal medico o dall’infermiere per le sole prestazioni sanitarie. Non c’è altro personale che in qualche modo non li faccia sentire soli. Anche il servizio sociale sembra essere latitante in molti casi. E i momenti di vita in comune si limitano alla Festa dell’anziano organizzata una volta all’anno. Questa è la “denuncia” dei sindaci. Aggiungono che fino a qualche mese fa c’erano due infermieri del posto che per conoscenza e amicizia si interessavano più da vicino degli anziani. Ora non più, l’unico in servizio garantisce le prestazioni sanitarie. Da qui la necessità del “centro” e dei trasporti per portar lì gli utenti. I numeri. Sono piccoli. Ci sono 12 posti che potrebbero arrivare a 15. E’ c’è stato un periodo che erano il centro era pieno, poi sono diminuiti: decessi o casa di riposo. Ora sono 5/6. Ma c’è anche poca conoscenza del servizio che non viene divulgato. Insomma, a dire dei sindaci, la Comunità sta tirando indietro ed è intenzionata a chiuderlo. In queste dichiarazioni tutti sono stati d’accordo. Stefano Moltrer ha sì detto che la Comunità ha espresso l’impegno di cercare il finanziamento (variazione di bilancio entro marzo o metà aprile) per proseguire, ma i dubbi in proposito sono tanti. Anche perché la conferenza stampa ha avuto luogo al termine della seduta di giunta: né il presidente Pierino Caresia, né l’assessore (politiche sociali) Alberto Frisanco, si sono fermati per partecipare e rassicurare in proposito i sindaci.

Il centro servizi

Si trova in un edificio in centro a Sant’Orsola, acquistato dal Comune che lo aveva passato all’allora Comprensorio C4, e poi alla Comunità che gestiva il Servizio su tutto il territorio con analoghe strutture in altri paesi. Questo dal 2007. Insieme ai quattro sindaci, anche Ornella Pallaoro (assessore alle attività sociali di Sant’Orsola) che segue da vicino il centro. Anche lei ha ribadito la necessità del centro che è anche dotato di alcuni stanze per eventuali residenzialità, ma l’opportunità non è mai partita. Inoltre delle due giornate, solo una è attiva con il trasporto degli utenti che pur garantito dalla Comunità, è in carico a ciascun Comune che si avvale di volontari.

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