Rogo di Fai, al vaglio tutte le telecamere 

Sequestrata l’area Dossi dove è stato bruciato il nuovo agritur bio di Paolo Perlot. Indagini ad ampio raggio sull’altipiano



TRENTO. Proseguono ad ampio raggio le indagini per chiarire la dinamica del rogo doloso che, nella notte tra domenica e lunedì, ha distrutto l’agriturismo bio di Paolo Perlot a Fai della Paganella. Al vaglio le immagini delle telecamere presenti sull’altipiano. Di peso la relazione dei vigili del fuoco. Da ieri l’area dei Dossi è stata posta sotto sequestro. Lo scheletro di quello che doveva esser un progetto ambientale di ampio respiro si vede da tutto il paese. Un’ombra nera che preoccupa gli abitanti. Il timore è che possa accadere di nuovo, il sospetto è che la mano dolosa possa nascondersi tra le case, nelle strade conosciute. Una paura: che si possa venire da fuori per fare del male. Il sindaco Gabriele Tonidandel parla di «un delitto che ha colpito tutto il paese». A Fai, intanto, si apparrecchia la difesa: un’assemblea pubblica per parlare di quanto accaduto ai Perlot. Formalmente la chiede il proprietario stesso della struttura andata in cenere ai Dossi, facendosi portavoce dell’urgenza manifestata dai suoi concittadini. Tecnicamente la richiesta è partita dai social. Il sindaco ha dato la propria disponibilità a sostenere l’evento.

Fai della Paganella è una comunità animata da più sentimenti. Il primo è la ferma presa di distanza, unita alla dura condanna, del gesto. Un rogo che ha messo in ginocchio una famiglia. C’è poi un profondo sentimento di solidarietà da parte del paese che, molto probabilmente, si tradurrà in una raccolta di fondi per aiutare i Perlot a rialzarsi. Il paese vuole che la famiglia sappia di non essere sola. «Tutti ci sono vicini» dice Paolo Perlot. Infine, c’è il sentimento che ha mosso la richiesta alla famiglia di un’assemblea pubblica, la paura. Se ci dovesse essere davvero un piromane che si aggira a Fai o, peggio, che appartiene al borgo stesso, bisogna stare in guardia. La paura della gente di Fai, spiega Perlot, è che, per diversità di vedute, oppure per acrimonia, ci sia una mano pronta a distruggere. Intanto Perlot ripercorre i passi di una vita che «ha sempre seguito la via della correttezza», le parole solo le sue. Ricorda quando accaduto un anno fa, con quello scritto ambientalista che denunciava lo sfregio ambientale che avrebbe prodotto il rimodellamento della collina dei Dossi per costruire un’attività economica, il suo agritur. In quella occasione la missiva arrivò a Provincia, Comune, Comunità di valle. Non c’era alcuna scorrettezza, dissero questi organismi istituzionali, ricorda Perlot. Intanto ieri, mentre la terra che ospitava il suo agritur era ancora calda di legni bruciati lui, Paolo Perlot, è andato comunque a lavorare. Di mestiere fa l’insegnate, professione che avrebbe poi lasciato per dare forma al suo progetto bio. E’ andato a scuola a Pergine, dove insegna. «I ragazzi erano sinceramente toccati dalla vicenda, così come i colleghi. No. Non sono rimasto a casa, nemmeno questa volta. Ho onorato i miei impegni, come sempre». (f.q.)















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