Lavis, la biblioteca che non conosce ferie 

A parte inventario e revisione del patrimonio è sempre aperta per accogliere adulti e bambini e “clienti” anche da Trento

di Daniele Erler

LAVIS. Più di 100 persone ogni giorno frequentano la biblioteca di Lavis. C’è chi sfoglia il giornale e chi chiede in prestito l’ultimo best seller. Ci sono bambini che leggono i loro primi libri e forse li ricorderanno per tutta la vita. Salite le scale, al secondo piano i giovani universitari si preparano per gli esami. Ed è così quasi tutto l’anno: perché la biblioteca di Lavis - che nel 2020 festeggerà i cinquant’anni dall’apertura - ha una caratteristica che la rende forse unica in Trentino. Non chiude mai per le ferie: nel 2018 è rimasta aperta per 292 giorni, ha fatto solo 11 giorni di chiusura, anche perché sei giorni sono serviti per il controllo dell’inventario e la revisione del patrimonio. «In estate ci sono persone che salgono da Trento a Lavis, perché sanno che noi siamo aperti», spiegano la responsabile della biblioteca Antonella Serra e l’assessore alla cultura Caterina Pasolli.

Ogni settimana, dal lunedì al venerdì, la biblioteca di Lavis è aperta per 32 ore e mezza. Dal primo gennaio l’offerta si è ampliata ulteriormente: oltre al punto di lettura di Zambana, aperto dieci anni fa per undici ore a settimana, Lavis gestisce ora - per otto ore a settimana - anche quello di Nave San Rocco, dopo la fusione che ha portato alla nascita di Terre d’Adige. Oltre alla responsabile, in biblioteca lavorano l’assistente Cristina Ferrai, la coadiutrice amministrativa Manuela Viola e la collaboratrice Desanka Vukic. Federica Righi lavora a Nave San Rocco. Silvia Galvagni è una volontaria del servizio civile.

I profani immaginano la biblioteca solo come un posto dove si prendono in prestito i libri: in realtà è molto di più, è un centro di cultura, un posto dove si promuove la lettura e un luogo di inclusione. Un intero scaffale è dedicato per esempio ai libri Caa, di “comunicazione aumentativa e alternativa”. Sono libri scritti con i simboli e pensati per aiutare i bambini con particolari difficoltà neurologiche. E poi ci sono gli incontri nelle scuole: dall’asilo nido alle medie. Persino la collaborazione con il pediatra Leopoldo Pellegrini per portare i libri nell’ambulatorio e far capire l’importanza della lettura a ogni età. Quest’anno partirà anche un inedito gruppo di lettura per i giovani: saranno letti quattro libri ambientati nella stessa città, dove verrà fatto poi un viaggio.

Il vero punto di forza della biblioteca, forse, è però il posto in cui si trova: l’ex macello comunale, dove si è trasferita nei primi anni Novanta. «È un posto spazioso e illuminato: la gente ci dice che è bello starci», dice Antonella Serra. Per il futuro c’è già però l’idea di migliorarlo ancora. «Stiamo pensando a un concorso di idee o a un percorso partecipato per cambiare gli spazi al primo piano - spiega l’assessore Pasolli - abbiamo qualche idea per renderla più moderna, anche sull’esempio di altre biblioteche. E il nostro sogno è mettere in sicurezza il piazzale all’esterno, sopra al tetto dell’auditorium, per fare delle attività all’aperto. Ma vogliamo anche capire quali sono le esigenze di chi usa la biblioteca, perché magari le nostre idee non sono anche le loro».

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