IL "TRASLOCO"

Il meglio e il peggio dell'accoglienza trentina

Il campo profughi di Marco chiuso dopo anni. il peggio del leghismo, dell'ipocrisia del centrosinistra e dei media. Il meglio del volontariato

di Vincenzo Passerini

Il campo profughi di Marco, che è stato chiuso lunedì con il trasferimento a Trento degli 87 richiedenti asilo che ospitava, ha visto nei suoi otto anni di vita il peggio e il meglio dell’accoglienza trentina. Il peggio del “vangelo” leghista dell’odio, ma anche il peggio della politica di accoglienza di centrosinistra, anche il peggio di stampa e tv nella criminalizzazione dei profughi. Ma anche il meglio dell’accoglienza trentina. 

Il meglio del lavoro di tanti operatori, della dedizione di tanti volontari, dell’impegno concreto di pezzi di istituzioni e società civile. Di questi otto anni il “Trentino” di martedì ha dato un puntuale resoconto.
A Marco, ammassati in quei container, tra quei panni stesi sull’erba umida ad asciugare, si incontrava una umanità fragile, eppur così coraggiosa da rimanerne stupiti, che portava sulla pelle le cicatrici delle torture patite nei lager libici, eppure che sprigionava una così tenace speranza da farci arrossire. Noi, che non sappiamo più cosa è la speranza. Tra quei container e quei panni è passato tanto di quel dolore, è passata tanta di quella speranza da rendere sacro quell’angolo di mondo. 

Davanti a quell’umanità dolente e piena di speranza abbiamo visto esibirsi il peggio del “vangelo” leghista dell’odio. Con i suoi cartelli che accoglievano con parole di ostilità quegli esseri umani che scendevano spauriti dai pullman che li portava a Marco dai porti dove erano sbarcati. E dopo un traumatico viaggio in mare, dopo aver visto anche la morte di familiari e amici. L’odio leghista li accoglieva sgranando il suo “rosario” di slogan e di insulti.

Ma anche il governo provinciale di centrosinistra ha dato il peggio di sé a Marco. Cacciando i profughi dalle casette della Protezione civile, dove erano stati in un primo momento accolti, e stipandoli in disumani container. Diciassette container con 14 persone ciascuno c’erano all’inizio dello scorso anno (e oggi il nuovo presidente, leghista, della Provincia dice che costavano troppo …) . Alcuni profughi ci hanno vissuto per più di due anni. Mentre erano vuote le casette della Protezione civile. Una pagina nera della accoglienza di centrosinistra, che pure ha scritto tante belle pagine.
Nel luglio del 2014 la pagina nera l’hanno scritta molta stampa e tv. Una donna di Marco dichiarò di essere stata violentata da un profugo africano durante una passeggiata notturna col cane nei pressi del campo. Pagine e titoloni e telecamere. Per giorni e giorni. Criminalizzazione dei profughi. Viene provato che le accuse erano false, tutto inventato. Ma i titoloni non si sono visti per denunciare la falsità delle accuse. E coloro che le avevano cavalcate. Una sproporzione paurosa tra la notizia falsa e quella vera. Così si crea la paura del profugo. 

A Marco abbiamo visto anche il meglio dell’accoglienza trentina. Oggi si criminalizzano anche gli operatori e le cooperative. Ma, almeno una parte di loro, ci ha messo davvero l’anima. Quante storie di impegno oltre l’orario, oltre il mansionario, oltre lo stipendio si potrebbero raccontare. E questo vale anche per talune persone delle istituzioni. Non era facile gestire il campo di Marco. C’è chi ha operato con una dedizione ammirevole. Che ha fatto onore alla storia di solidarietà di questa terra. 

Anche nella società civile si è vista vera solidarietà, pur in un mare di inimicizia. Aziende, artigiani, albergatori hanno dato la possibilità di fare tirocini di lavoro ai profughi. Scuole hanno organizzato corsi di italiano. Parrocchie si sono mobilitate. 
E poi i volontari. Soprattutto loro. A partire da quelli del paese di Marco. Un paese diviso sull’accoglienza. Ma i volontari di Marco, pochi o tanti che fossero, hanno sempre contrastato l’odio e tenuta viva l’umanità. E poi i volontari di Rovereto e degli altri paesi della Vallagarina. Quanto impegno, costante, per anni, nell’insegnamento della lingua, nell’accompagnare i profughi e le profughe dal medico, o negli uffici, aiutandoli a preparare carte, sostenendoli concretamente.

Alla fine, forse a Marco si è visto più il bene che il male di cui siamo capaci.