L'INIZIATIVA

Il cancro? Lo prendo a pagaiate 

Terapia riabilitativa. Al lago di Caldaro è tutto pronto per partire il 15 giugno con il primo ciclo di sedute. Coinvolte 32 donne operate al seno Promotrice dell’iniziativa Valentina Vecellio: «Sono dimostrati scientificamente i benefici della “pagaiata” nella fase post-operatoria»

di Antonella Mattioli

BOLZANO. Nuvole basse e cielo grigio che minaccia pioggia da un momento all’altro. E anche la temperatura è più autunnale che primaverile, ma l’entusiasmo e la voglia di tornare a vivere in modo pieno, lasciandosi alle spalle i momenti bui della malattia, sono più forti del meteo.

Questo spiega perché il team del “Dragon boat” della Lilt, sabato scorso, era comunque al lago di Caldaro per gli ultimi preparativi, in vista della partenza, il 15 giugno, del primo ciclo di terapia riabilitativa, studiata per donne operate di tumore al seno. Anima e promotrice del progetto è Valentina Vecellio che coniuga che le conoscenze scientifiche della terapista sportiva in oncologia con l’esperienza di chi ha vissuto sulla propria pelle la malattia.
 

Due gruppi

Il progetto, sostenuto dalla Lega per la lotta contro i tumori, coinvolge 32 donne che, divise in due gruppi, effettueranno otto sedute di terapia di un’ora e mezzo ciascuna con il “Dragon boat”, che nel caso specifico è un “draghino”. Il primo ciclo parte dunque il 15 giugno; il secondo il 2 agosto. L’iniziativa ha anche il patrocinio del Comune di Caldaro: la sindaca Gertrud Benin ha sottoscritto una convenzione con il Circolo velico grazie alla quale gli equipaggi potranno pagaiare sul lago il sabato dalle 8 alle 13, a partire appunto dal 15 giugno.

Il primo equipaggio è già completo; mentre per chi fosse interessato al ciclo che partirà il 2 agosto c’è ancora qualche posto disponibile. Per informazioni rivolgersi alla segreteria Lilt di piazza Loew Cadonna (0471-402000).



La terapia

Ogni anno, in Alto Adige, sono circa 400 le donne alle quali viene diagnosticato un tumore al seno. Grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più mirate e a misura di paziente, le percentuali di guarigione sono sempre più elevate. Ma la strada è lunga e complessa e dopo l’intervento, bisogna affrontare la riabilitazione.

«Tra i vari metodi - spiega Valentina Vecellio - è ormai assodato che la “pagaiata” è un’ottima terapia per la riabilitazione post-operatoria. Non a caso ormai diverse sezioni della Lilt ed altre associazioni a livello mondiale hanno iniziato ad usarla».

Il “Dragon boat” ’è una disciplina sportiva di origine orientale, praticata su acque ferme, cioè fiumi o laghi, con imbarcazioni a fondo piatto, con la testa e la coda a forma di drago.
 

Il Dragon boat

Diventa terapia a metà degli anni ’90, quando un gruppo di medici canadesi decide di andare contro corrente. Ovvero contro le teorie del momento, secondo cui “dopo il trattamento chirurgico del tumore al seno, la parte superiore del busto doveva essere tenuta a riposo per non causare gonfiore debilitante e doloroso”. Per provare la validità della loro teoria, avevano scelto una disciplina sportiva a pagaia che metteva sotto duro allenamento la parte superiore del corpo. L’intuizione era giusta: le donne sottoposte a questa terapia, non svilupparono il linfoedema (accumulo anomalo di linfa che si può verificare dopo l’intervento chirurgico, ndr).

«La cosa bella del Dragon boat - spiega Vecellio, coordinatrice del progetto - è che genera benefici sia a livello fisico che psicologico. Inoltre si crea uno spirito di gruppo. E si ritrova l’autostima che durante la malattia, spesso e volentieri, viene messa a dura prova».

Attualmente in Italia si contano 28 equipaggi di donne in rosa; quello altoatesino è il 29º, voluto dalla sezione della Lilt di Bolzano per offrire alle donne anche questa terapia riabilitativa.

Il motto del Dragon boat è: “Tutte assieme al ritmo del tamburo” contro la malattia.