Tassa di soggiorno, l’addio al forfait scatena solo critiche 

Val di Fassa, la terza variazione sugli alloggi turistici crea malumori. Donei (Fitacartieres): «Non ci hanno interpellati» 


di Gilberto Bonani


VALLE DI FASSA. Gli appartamentisti sono critici davanti al cambiamento normativo pensato dalla giunta provinciale in tema di tassa di soggiorno. La novità introdotta (ma in effetti è la terza variazione sul tema) stabilisce che anche per gli alloggi turistici si pagherà l’imposta di soggiorno in base alle presenze, esattamente come avviene negli alberghi, e non più con un forfait di 25 euro all’anno per posto letto. In sostanza è un ritorno allo spirito originale della norma provinciale inserita nella legge di assestamento di bilancio che arriverà in aula nel corso dell’estate. Il nuovo regime scatterà dal prossimo gennaio quando per ogni posto letto occupato all’interno degli appartamenti turistici dovranno essere versati 50 centesimi al giorno fino a un massimo di 10 giorni, con un tetto quindi di 5 euro a persona (che diventano 20 euro per un famiglia di quattro persone).

Si tratta di una legge che trova opposizione da parte dei piccoli proprietari di appartamenti visto che è destinata a pesare sulle tasche dei turisti, mentre il forfait attuale veniva pagato dai proprietari. «Sono sorpresa e stupita sul cambiamento della normativa» – afferma Cristina Donei, presidente degli appartamentisti di Fassa. «I motivi sono presto detti. La normativa, oltre a cambiare per la terza volta, viene modificata senza minimamente chiedere l’opinione delle associazione del territorio. L’associazione Appartamentisti di Fassa – Fitacartieres, conta quasi 200 soci e ritiene di essere un punto di riferimento rappresentativo della nostra valle. Credo che anche le Apt non siano state interpellate. Pur comprendendo le ragioni del cambiamento – continua Donei – chiediamo che i proprietari di un solo appartamento possano scegliere fra regime ordinario o il mantenimento del forfettario. Questo perché molti piccoli appartamentisti sono poco attrezzati sotto il profilo burocratico e tecnologico non essendo imprenditori visto che l’affitto costituisce una integrazione al reddito. Quindi per gli appartamenti privati auspichiamo una procedura semplice e snella per non caricare ulteriormente l’iter burocratico». Complessa è la problematica degli alloggi turistici che pesano sulle entrate locali per una quota di 700 mila euro su 17,2 milioni totali. Ma il vero problema non sono solo le entrate relative all’imposta di soggiorno, ma il sommerso visto che gli appartamenti regolarmente iscritti al catasto sarebbero poco più di un terzo rispetto a quelli reali stimati da rilevazioni statistiche. Una evasione quindi che penalizza due volte il Trentino che ricordiamo trattiene i nove decimi delle imposte (Irpef e Iva).

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