L'INCHIESTA

Crollo del ponte Morandi, la Finanza arriva fino in Alto Adige

Blitz nella sede della Weico, la ditta che aveva iniziato a installare il carroponte. Il titolare: la struttura non è mai stata collaudata e non è mai entrata in funzione

BOLZANO. Nuovo blitz della Guardia di Finanza che insieme alla procura cerca di fare luce sulle cause del crollo di ponte Morandi. Questa volta gli investigatori genovesi sono venuti in Alto Adige nella sede della Weico, ditta di Velturno che aveva iniziato a installare un carroponte sotto l'impalcato del ponte nel cui crollo, il 14 agosto scorso, erano morte 43 persone.

Le fiamme gialle hanno acquisito documenti cartacei e informatici per controllare il tipo e le modalità dei lavori e verificare il piano di sicurezza. Il carroponte era finito nel mirino degli investigatori, coordinati dai pm Massimo Terrile e Walter Cotugno, per le modalità con cui era stato installato, che avrebbero potuto creare problemi alla struttura.

Anche la commissione speciale nominata dal ministro Toninelli aveva rimarcato come «vi fossero delle divergenze tra il progetto di installazione e la relativa messa in opera» e come non fosse stata adottata «nessuna cautela per evitare il potenziale tranciamento delle armature».

L'inchiesta dunque prosegue ma subisce contrattempi per l'agitazione degli avvocati contro la riforma della prescrizione. Hubert Weissteiner, che insieme al fratello Christof, è titolare della Weico, l’azienda di Velturno specializzata in costruzioni metalliche i cui tecnici, ormai da tre anni, stavano lavorando sotto il ponte a Genova, per risanare la struttura ha sempre detto che il carroponte non può aver contribuito al cedimento del ponte Morandi. «Avevamo installato i binari sui quali avrebbe dovuto scorrere il carroponte che però non è mai entrato in funzione, perché da circa sei mesi stavamo aspettando che un’altra ditta finisse altri lavori». Il titolare della Weico ha sempre puntualizzato che la sua azienda aveva montato la “guida”, i binari su cui l’attrezzatura avrebbe dovuto “correre”, e poi aveva installato il carroponte, ma questo non era ancora stato utilizzato e non era stato nemmeno stato ancora collaudato. Per predisporre i binari, ogni notte lavoravano 4-5 operai della Weico con un by-bridge, una piattaforma aerea, dal momento che durante il giorno il traffico era troppo intenso e sarebbe stato impossibile operare. Al momento opportuno, avrebbe permesso agli operai di raggiungere le parti del ponte da ristrutturare. Ma l’argomento con cui Weissteiner è determinato a fugare ogni dubbio è anche un altro: «Il carroponte di cui si stiamo parlando, a pieno carico ha un peso di circa 7 tonnellate e consideriamo che un tir, in media, pesa attorno alle 40 tonnellate: pensare che abbia avuto una parte nel crollo del ponte, insomma, pare un’ipotesi quanto meno fantasiosa». Settanta dipendenti, una lunga esperienza che l’ha portata a realizzare numerose piattaforme strutture in tutta Italia, la Weico rappresenta un’eccellenza in questo particolare settore.