IL CASO

«Circuito per moto sulla Mendola ma Bolzano non abbassa i limiti» 

Parla il sindaco di Ruffré. «So che Caldaro voleva ridurli in tre punti critici, ma la Provincia è di parere diverso» «Problematica la convivenza con le bici. In Trentino siamo pronti a intervenire a breve nel tratto in direzione Ronzone»

di Massimiliano Bona

PASSO MENDOLA. Sono centinaia le moto che ogni giorno percorrono a velocità sostenuta – e spesso invadendo anche la corsia opposta – la strada che da Appiano-Caldaro porta al Passo della Mendola, al confine tra Bolzano e Trento. «Ormai è diventato un circuito», ammette Donato Seppi, sindaco di Ruffrè Mendola. E negli ultimi anni ci sono state decine di incidenti, qualcuno anche mortale. La convivenza tra centauri e ciclisti, soprattutto nella bella stagione, è sempre più problematica, tanto che sono sempre di più i biker ad ammettere di doversi alzare alle 7 del mattino per salire in quota senza correre rischi.

Ma a dare una notizia, per certi versi clamorosa, è lo stesso Seppi, che sull’argomento si è confrontato in più occasioni anche con il comandante della polizia locale di Caldaro. «Di recente la cittadina dell’Oltradige (ieri non è stato possibile contattare la sindaca Benin ndr) ha inoltrato una formale richiesta alla Provincia di Bolzano per ridurre il limite di velocità in tre punti particolarmente critici, tra i quali ricordo la zona di Masaccio e il bivio per Caldaro».

E la risposta qual è stata? «La Provincia di Bolzano ha respinto la richiesta e i limiti non sono stati abbassati. Ciò avrebbe contribuito, tra l’altro, a favorire i controlli con il telelaser da parte della polizia locale e dei carabinieri. Una decisione che, da amministratore, non condivido e non comprendo». Seppi ammette che il problema sulla Mendola esiste eccome. «Faccio questo tratto in auto più volte alla settimana e mi rendo conto che gli utenti della strada a rischiare di più sono i ciclisti. Morti e feriti gravi, evidentemente, non bastano a far cambiare idea a chi deve decidere».

Il problema, sottolinea Seppi, riguarda anche il versante trentino, in direzione Ronzone. «Ma ho già fatto un sondaggio con la Provincia di Trento, che mi ha garantito piena collaborazione. Inoltrerò a breve una richiesta formale per prevedere limiti commisurati al tratto di strada. E subito dopo cambieremo la segnaletica».

Se le cose dovessero andare davvero così Trento si dimostrerebbe più attenta verso un problema che invece riguarda entrambe le province. Il sindaco di Ruffré-Mendola ammette che sullo sfondo, tanto in Alto Adige quanto in Trentino, c’è anche una questione meramente economica.

«È chiaro a tutti che c’è anche un aspetto legato al business di albergatori, ristoratori e commercianti. Ma, almeno dal mio punto di vista, la sicurezza degli utenti della strada dovrebbe venire prima. Una cosa, in realtà, non esclude l’altra ma Bolzano e Trento dovrebbero fare fronte unico per sanzionare le condotte pericolose in modo adeguato». L’ultimo incidente, grave, è avvenuto all’inizio di maggio. Un centauro tedesco sessantenne ha avuto la peggio in uno scontro tra due motociclette avvenuto lungo la Statale 42. L’incidente è accaduto pochi minuti prima di mezzogiorno e mezzo sui tornanti del versante altoatesino della Mendola. Probabilmente, uno dei due o entrambi non si sono accorti dell’arrivo dell’altro sulla corsia opposta e a quel punto potrebbe esser stato sufficiente un piccolo errore di traiettoria o una distrazione per far convergere le due motociclette in uno scontro, come detto, particolarmente violento. In un’altra occasione è stata coinvolta una piccola comitiva di ciclisti. Ma l’elenco è lungo ed è difficile capire perché non si faccia di più sul fronte dei controlli e della velocità.