Referedum stalla, accolto il ricorso 

Progetto a Bezzecca, il giudice: i garanti avevano l’obbligo di esprimersi sui tre quesiti presentati

di Aldo Cadili

LEDRO. Torna alla ribalta con prospettive non prevedibili, ma “ingarbugliate”, la travagliata vicenda della costruzione di una stalla per 120 capre nella piana di Santa Lucia a Bezzecca da parte di un giovane allevatore che ha ottenuto la licenza edilizia dopo che il consiglio comunale aveva deliberato l'indispensabile deroga urbanistica. Questa volta il “caso” è emerso nelle aule del Tribunale di Rovereto con una sentenza redatta dal giudice Consuelo Pasquali che a detta dei legali di una delle due parti in causa (comitato spontaneo) Damiano Florenzano, avvocati Sandro Manica e Michele Kumar (l'altro contraente è il Comune di Ledro con l'avvocato Luca Benini) è materia di giurisprudenza in quanto dovrebbe essere la prima del genere del Trentino. L'altra menzione riguarda la ben nota celerità operativa del Tribunale di Rovereto: l'udienza era del 29 dicembre e la sentenza è stata resa nota venerdì scorso.

Il magistrato ha ritenuto che era indispensabile la richiesta, negata, della consultazione referendaria tra i cittadini prima delle decisioni consiliari e della giunta municipale. Un comitato spontaneo aveva avviato una petizione popolare sottoscritta da 446 persone che proponeva tre quesiti: l'allevamento di caprini, le iniziative storico-culturali per valorizzare la località di Santa Lucia e la collocazione di un cippo a ricordo della battaglia garibaldina del 1866 che si svolse in questa radura. I tre garanti di nomina comunale (uno di loro si era astenuto per la mancata terzietà, cioè non completamente estraneo alla vicenda) avevano rigettato la richiesta. La motivazione: il Comune non è dotato di un regolamento che indichi le modalità del referendum (svolgimento per l'intera comunità ledrense o per quella frazionale, cioè nell'ambito di uno dei sei comuni prima della loro unificazione, il numero dei richiedenti, il quorum dei votanti ecc.). Il giudice nella sentenza rammenta come “i cittadini siano in condizione di interloquire con la propria amministrazione in maniera dinamica, facendo sentire la propria voce e sollecitando una riflessione ulteriore rispetto a quella propriamente ed unicamente istituzionale”. Conclude la dottoressa Consuelo Pasquali “i ricorrenti hanno il diritto di ottenere dal Comitato dei Garanti per le consultazioni referendarie del Comune di Ledro che lo stesso si pronunci sui tre quesiti referendari oggetto della richiesta d'indizione di referendum popolare propositivo per cui è causa. Che sul Comitato dei Garanti grava il corrispondente obbligo giuridico di pronunciarsi motivamente sull'ammissibilità dei tre quesiti».