Un'autonomia da proteggere e da trattare con cura

Sarò un inguaribile romantico, ma continuo a pensare che l’autonomia sia nobile, importante, fondamentale. Penso che abbia cambiato la storia di questa terra. Ma anche la testa, i modi, gli approcci di chi la abita. Ciò malgrado, anche in un’estenuante campagna elettorale come questa, di autonomia si parla troppo poco. Le dichiarazioni sono mille. Sui social si grida. E c’è chi dà ad una parolaccia scritta nel web, che è il muro della postmodernità, il valore della frase di uno scienziato.
Trovo però sbagliato e persino politicamente pericoloso, a maggior ragione in quest’imprevedibile stagione, che si tiri fuori dal cilindro l’autonomia quasi esclusivamente per sparare (in autonomia, ovviamente) ai lupi o per cercare una via (autonoma, ovviamente) per gestire il delicatissimo tema dei vaccini.
Ho già scritto che trovo assurda e spropositata l’entità della multa comminata all’ex presidente Durnwalder. Ma trovo normale che qualcuno - non solo fra chi indossa la toga - gli ricordi che un’autonomia solida e matura non deve uscire dall’alveo delle regole generali e non deve dunque aver paura di confrontarsi con lo Stato e con l’Europa sulla questione delle marmotte, dei lupi o degli orsi. Immaginare che un’autonomia florida produca idee o buone pratiche da esportare, ci sta. Che sui predatori ci vogliano regole - e che in alcuni casi si possa anche prevederne la soppressione - è pacifico. Ma cercare di imporle a muso duro al resto del Paese o a Bruxelles è un doppio errore. D’arroganza: perché non è questo il modo per far valere - al di là del merito - le prerogative dell’autonomia. E di superficialità: perché alcune accelerazioni potrebbero non solo renderci ancor più antipatici agli occhi di molti, ma indurrebbero altri a pensare che è questo il nostro modo di usare, esercitare e anche difendere l’autonomia.
Confrontarsi apertamente e senza timore con il governo e con l’Europa su molte grandi questioni ed evitare di rincorrere Salvini e le destre sul tema dei vaccini, non indebolisce, ma anzi rafforza un’autonomia che ha bisogno di pensare, come i grandi statisti, alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni.