Spaccare la legna, che passione. E ora c'è pure un manuale

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Ci voleva un giornalista norvegese per descrivere la magia che c’è nel... tagliare la legna. C’è un libro che in questi giorni d’autunno (con il termometro che al mattino comincia a scendere) mi appassiona più di un thriller. Si intitola Norwegian Wood, ma non c’entra nulla con i Beatles e nemmeno con lo scrittore giapponese Haruki Murakami che ha intitolato allo stesso modo una sua opera. No, questo è un manuale che un giornalista e scrittore norvegese - Lars Mytting - ha dedicato all’arte di tagliare la legna. Un libro di oltre duecento pagine che inizia con un capitolo sul gelo (che in Scandinavia abbonda), per prendere quindi in esame le foreste (abbondanti pure quelle), le stufe, le tecniche di accensione del fuoco e - infine - di smaltimento della cenere. Un libro che ora è arrivato pure in Italia dopo aver venduto 500 mila copie in una decina di paesi. E questa è una buona notizia per ogni uomo quarantenne (si tratta di una passione che pare caratterizzi il sesso maschile soprattutto in età matura) che scopre di provare piacere nello spaccare a metà un ciocco con un colpo secco della scure. E poi - goduria - far partire il fuoco al primo colpo, armato di un semplice fiammifero (svedese).

Cari colleghi dolomitici (e non), siamo in tanti, in una gelida mattinata invernale, a preferire il profumo della legna che arde nella stufa a quello del caffè. Ma prima di questo libro non era facile documentarsi a dovere su un gesto fondamentale (e primitivo) come bruciare alberi per garantire il riscaldamento della propria famiglia. Le mie fonti - per dire - sono state finora mio padre (da cui ho ereditato il cognome giusto), mio zio e mio suocero. Che però sono in disaccordo praticamente su tutto. E poi c’era un tale bellunese che seguo su YouTube, autore di video tipo “Come spaccare la legna” che ha collezionato oltre 100 mila visualizzazioni, tanti complimenti e qualche critica ben argomentata. Ma ora anche noi appassionati spaccalegna abbiamo la nostra bibbia, per metterci d’accordo sulla differenza che passa tra ascia, scure, accetta e su quale sia la lunghezza ideale del manico. Per decidere (finalmente) quale legno sia il migliore per realizzare un ceppo spaccalegna (e quale sia l’altezza giusta). Per stabilire - una volta per tutte - che il fuoco si accende dall’alto (e non dal basso) e che per scaldarsi con la legna e avere la coscienza a posto nei confronti dell’ambiente servono (almeno) tre cose: una buona stufa, legna secca al punto giusto e la tecnica corretta nell’alimentazione del fuoco. Tutto il resto è poesia. E fantasia. Come quella che possiamo mettere in gioco quando è ora di accatastare la legna (il best-seller del taglialegna parla naturalmente anche di questo) seguendo l’ispirazione ma soprattutto la tradizione. Tutto questo anche nelle nostre città, dove il richiamo della foresta è sempre più potente.