Smith & Carlos, la corsa e la lotta

Aveva incantato tre anni fa con Un giorno triste così felice, biografia romanzata - o saggio narrativo, o investigazione militante, o cronaca partecipata: fate voi - sulla vita, le opere e la morte di Socrates, il calciatore rivoluzionario. Con quel libro Lorenzo Iervolino (Roma, 1980) ha mostrato, con invidiabile freschezza e completa padronanza della scrittura, come diavolo fosse finalmente possibile, anche in questo scombiccherato Paese, scrivere di sport in modo altro. Radicalmente altro. Viene da pensare, oggi che sfogliamo ancora più ammirati e rapiti la sua nuova fatica, che il viaggio iniziato con il “compagno” Socrates non potesse avere approdo diverso. Eccola, infatti, la nuova ponderosa fatica letteraria del nostro. Trentacinque secondi ancora (l’editore è sempre il mai abbastanza lodato  66tha2nd) è la risposta a quel che John Carlos per anni è andato ripetendo: Mostrano sempre l’immagine, ma non raccontano mai la storia. Ecco, Lorenzo Iervolino ha deciso di raccontate la storia di John Carlos e di Tommie Smith. Perché sì, è vero, l’immagine è una delle più celebri del Novecento. 16 ottobre 1968, Città del Messico, Olimpiadi. Loro, Tommie e John, statunitensi, atleti di colore, tornano icopertinan pista per la cerimonia  di premiazione dei 200 metri. Tommie oro, John bronzo. Sul palco salgono scalzi e quando vedono la bandiera degli States, chinano la testa e alzano il pugno chiuso, i guanti neri. Sul podio c’è anche l’australiano Peter Norman, è arrivato secondo e a sua volta indossa una spilla del Progetto olimpico per i diritti umani. I pugni chiusi dell’orgoglio nero sono uno schiaffo all’America  diventano  simbolo di rivolta - sono gli anni delle Pantere Nere, di Martin Luther King, di Malcom X, della lotta contro razzismo e segregazione - ed icona senza tempo. Smith e Carlos (e anche Norman) pagheranno a caro prezzo quel gesto. In quasi trecento pagine tese e documentate, poetiche ed appassionate, Iervolino racconta - mezzo secolo dopo - tutta la loro storia. Il prima, il durante e il dopo di quei trentacinque secondi: il tempo impiegato per uscire dal sottopassaggio dello stadio e raggiungere il podio.