Silenzio, c'è Garanzini

Ci piace collocarlo nella formazione tutt’altro che nutrita del giornalismo sportivo di qualità. Sì, Gigi Garanzini sta nella stessa squadra di Gianni Mura e Roberto Beccantini, per capirci. Dove misura, umanità, toni non urlati, sapienti divagazioni aiutano a raccontare in modo meno ansiogeno quel che resta pur sempre - alla faccia dei procuratori, delle wags, del merchandising, dei moviolisti e dei piazzisti un tanto all’invettiva - il gioco senza fine bello, come amava ripetere un narratore come Gianni Brera, che dei tre di cui sopra può ben essere considerato padre nobile. Tutto questo preambolo per dire che Gigi Garanzini, dopo le due esemplari biografie dedicate ad Enzo Bearzot e Nereo Rocco, monumenti della storia del calcio italico, sforna un libro che è una delicata dichiarazione d‘amore al calcio, narrato attraverso i suoi eroi. E’ freschissimo di stampa, Il minuto di silenzio. L’editore è Mondadori e l’omaggio alla Spoon River di Edgar Lee Masters non è soltanto in copertina. Nell’introduzione Garanzini prende a prestito il celeberrimo verso e lo porta in campo: Dove sono Mumo, Lev, Helenio, George e Omar / l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso? Tutti, tutti, dormono sulla collina. Sì, nella collina degli eroi del calcio dormono Mumo Orsi, Lev Jascin, Helenio Herrera, Gerge Best e Omar Sivori e dormono gli altri centrotrenta personaggi cui Garanzini dedica ritratti tanto brevi quanto intensi. Sono giocatori, allenatori, dirigenti, cronisti sportivi scomparsi. Il minuto di silenzio è per tutti loro, dunque, in una emozionante Spoon River del calcio mondiale. Alcuni sono stati campioni indiscussi, altri non sono forse ricordati come fuoriclasse ma le loro storie hanno qualcosa di unico, di epico. Una lista che spazia da Bulgarelli ad Haller, da Weisz a Peronace, da Baloncieri a Taccola, da Arpino a Puskas, da Scirea a Raf Vallone, da copertina a Piola. Una teoria di nomi che guarda al passato ma è dedicata a Leo Messi, il presente. Che esplicita una doverosa antipatia verso individui quali Mourinho. Che è destinata a restare nella biblioteca di chi ama davvero il calcio e le sue infinite storie.