Lenin Buscaglia, basket proletario

Cose che capitano a chi cerca di scrivere di sport a modo suo, cercando semmai collegamenti tra letteratura e sport medesimo, facendo sapere che si è comunque gegen den modernen fussball o against the modern football  che dir si voglia. E allora finisci negli indirizzari telefonici di qualcuno e ti arriva la telefonata di una testata nazionale che cerca commenti sulle imprese dell'Aquila basket Trento. Questo succede dopo gara 4 di semifinale, quando Trento schianta (per la terza colta invero) i superfavoriti campioni in carica di Milano, molto più ricchi. E siccome chi scrive è di Trento e la squadra medesima è di Trento, ecco la chiamata: secondo lei, qual è il segreto di questa squadra? Risposta: guardi, io ho visto in tivù solo le partite contro Milano, tutte. Io direi che questa squadra è così forte perché è comunista. Silenzio di gelo all'altro capo del telefono. Aggiungo: sperando che qualche povero di spirito non afferri questo giudizio in chiave politica. Io sto parlando d'altro. Dico che questa squadra gioca in modo comunista. Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni.  Ah, va bene. Grazie, arrivederci. Avrebbe dovuto dire: a mai più sentirci. Chissà cosa l’ha spaventato. E dire che avrei voluto aggiungere: e sono pure compaesano di Luca Lechthaler. Un proletario sotto canestro che più orgogliosamente proletario di così non si può. Ma niente: aveva riattaccato quello che sembrava,  dalla voce, un giovane cronista. La storiella l’ho raccontata, alla buona, in facebook. “Mi piace” come piovesse. Poi arriva gara 5, di nuovo in casa di Milano dove però ormai Trento gioca e domina come mai si era visto fare. Vittoria netta, nettissima. L'Aquila va alla finale scudetto contro Avellino o Venezia, si vedrà. Una cosa rivoluzionaria. Impensabile. Il pallonaro di carta che qui scrive si emoziona pure. Fotografa in tivù l’allenatore, Maurizio Buscaglia, all’intervista dopopartita. E non  può fare a meno di considerare che se questa squadra davvero gioca in modo comunista (per favore, che nessuno applichi le categorie della politica politicante, qui siamo nella filosofia del ca1nestro, nella fatica collettiva eletta a sistema, nei soviet del pick and roll) lo deve prima di tutto al suo leader. Non so voi, ma io trovo che un po’ assomigli a Lenin, persino, il bravo Buscaglia. Scusate l’intrusione: non scriverò mai più di basket...