Le piccole storie del grande Verona

Ancora oggi, unitamente a quella del Cagliari di Riva e Scopigno, l'impresa calcistica italiana più dirompente nel rompere il monopolio assoluto delle presunte "grandi". Basterebbe quel titolo, vinto il 12 maggio 1985 dalla squadra allora allenata da Osvaldo Bagnoli, il mister operaio, a rendere ancora più particolare la lettura - comunque appagante - di  Hellas Verona story, libro fresco di stampa, firmato da Diego Alverà, appassionato di storia della musica e dello sport, che grazie ad un accurato lavoro di ricerca trova storie dimenticate e le racconta su carta, sul web e in spettacoli dal vivo. Un signore che crede nel fascino degli irregolari e nell'importanza del passato come ispirazione per il nostro futuro e che con tali presupposti è amico ad honorem di queste "palle di carta". Bene, con le Edizioni della Sera eccolo raccontare le emozioni in gialloblu dal 1903 ad oggi. Ventisette capitoli, densi di storie e curiosità, per scoprire cosa si nasconde dietro la storia di una squadra così amata come l'Hellas Verona. Per sapere cosa fa dei colori gialloblu una vera e propria fede, orgoglio e simbolo di un'intera città. La tesi di Alverà, supportata da una scrittura asciutta e documentata quanto coinvolgente, è che sono proprio le decine di storie "piccole" a fare la differenza. Quelle che stanno dentro una narrazione più grande, quella delle persone che hanno contribuito ad un racconto unico e memorabile, umano e sportivo. Dunque non solo lo scudetto ma anche una galleria di protagonisti: da Luca Toni a Damiano Tommasi, da Bagnoli ai ragazzi dello Scudetto appunto, da Pietro Fanna a Gianfranco Zigoni (copertina è una sorta di mito intoccabile, ribelle ed estroso), da Saverio Garonzi alle magie della "fatal Verona" che i milanisti non dimenticheranno mai. Partita dopo partita, gol dopo gol, il rotolare della palla accompagna così le origini e la crescita del club a partire da anni lontani, quando il calcio era uno sport tutto da inventare.