La vittoria del popolo del Pd e quella di Zingaretti e Maestri

Il popolo del Pd, ieri, in Trentino, ha votato tre volte. Una per scegliere il segretario nazionale: Zingaretti, che ha a dir poco battuto Martina e Giachetti. Una per scegliere chi guiderà il partito a livello locale: Lucia Maestri, che ha sconfitto (di misura) Alessandro Dal Ri. E una, in un certo senso, per capire se esista ancora, un popolo del Pd. La terza risposta è arrivata dai numeri. In Italia, ma anche in Trentino,  quest’ennesimo voto che non è esattamente stato accompagnato da un entusiasmo contagioso, ha detto che il Pd c'è e che c'è un popolo che ha ancora voglia di contarsi e di contari. In quanto al nuovo segretario nazionale, va detto che i tre candidati nazionali non erano (e non sono) poi così diversi, ma diverse sono le truppe che più o meno palesemente li hanno sostenuti o ostacolati. E la corsa a ... ostacolare, come noto, è da tempo una delle specialità del centrosinistra. 
Il Pd, peraltro, non doveva comunque solo scegliere un segretario (due, nel caso del Trentino). Doveva infatti provare ad indicare un’altra idea d’Italia, dimostrare d’avere ancora una voce di peso nel Paese e anche, se non soprattutto, archiviare (definitivamente?) la stagione del renzismo: una storia prima felice, poi dolentissima e funesta, per usare il titolo di un libro di Citati. Considerato che il centrodestra è stato fagocitato da Salvini, il successo delle primarie Pd una prima risposta l'ha data:  esiste ancora un terzo incomodo (o comodo, qualora dovessero nascere nuove alleanze) fra Lega e 5 stelle.
Inevitabile che, in tutto questo, sia passato un po’ in secondo piano il duello  per la segreteria trentina: del resto, Lucia Maestri e Alessandro Dal Ri, in un mondo normale, sarebbero scesi in campo insieme. Ma ora vanno di moda le primarie, gli scontri che dividono anziché unire. Col rischio che un atomo sempre più piccolo possa ancora dividersi o far venir meno l’entusiasmo di chi, negli ultimi anni, ha visto cadere più segretari che fiocchi di neve.
Sul voto di domenica già incombono altri due voti fondamentali: quello per le suppletive trentine e quello per le Europee. Come noto, si voterà lo stesso giorno. Il che certo non aiuta il Pd di oggi. Quello che può aiutare è trovare il candidato giusto. Ma sembra che si stia cercando un magnifico perdente: una o un candidato di bandiera. Se a qualcuno piace “vincere facile”, c’è chi sembra amare “perdere facile”.