La piccola Emily non doveva morire su quello slittino

Emily non doveva morire. Punto. Nemmeno per incoscienza o distrazione. Al di là delle inchieste, al di là dei cartelli, al di là di chi non doveva essere su quella pista, al di là di chi avrebbe dovuto comunque vedere quella signora e quella bimba che scendevano dall’impianto, facendosi e facendo loro qualche domanda, restano delle gocce di sangue sulla neve. L’ultimo segno d’una vita non vissuta. Di un’esistenza durata soli otto anni. Un respiro strozzato.
Non si può morire giocando. Non si può morire in vacanza. Non così. La morte è consueta compagna di cordata di chi vive ogni giorno l’impresa, ma non è e non può essere il traguardo macabro d’una slittata.
Se anche si dovesse dimostrare che è stato fatto tutto il possibile per impedire che una slitta arrivasse lassù, finendo per sbaglio su quella pista nera, il nostro territorio dovrà comunque fare tesoro di questa pagina buia: rendendo ancor più sicuro ciò che è già sicuro, intensificando i sistemi di controllo. L’errore è umano per definizione. Ma anche le risposte e le soluzioni spettano all’uomo. Che deve impedire in tutti i modi che si vada con una slitta su una pista nera: non si può infatti morire dove non si dovrebbe essere. E il punto sta tutto qui. 
Viene in mente la tragedia del Cermis, con quella motoslitta e quei “vagoni” improvvisati che hanno riempito di sangue e di dolore un’altra pista. Ma lì non c’era modo di fermare l’incoscienza e la superficialità dell’uomo, la follia di una corsa che certamente aveva dei precedenti scellerati, semplicemente meno funesti. Quello che è accaduto sul Corno del Renon, invece, non doveva proprio accadere: una mamma e una bimba alla fine della corsa della vita. Anche se distratte, anche se incoscienti o disorientate, anche se inconsapevoli dei rischi che si possono correre quando una slitta si trasforma in un missile ingovernabile, non dovevano essere su quella pista. L’errore resta inspiegabile. E anche assurdo, per quanto ognuno di noi, a maggior ragione quando è in vacanza, possa sentirsi almeno per un istante immortale.
La morte di Emily si rispetterà solo se nessuno correrà in futuro il rischio di morire così. Giocando. All’inizio della vita.