Gli studenti del copia e incolla si preparano a una vita da "sei meno"

Mi è capitato di conoscere (e di smascherare) alcuni giovanissimi studenti specialisti del copia e incolla. E’ a loro che vorrei raccontare le disavventure di un grande copiatore d’altri tempi.

Andavamo al liceo negli anni Ottanta, in quell’epoca che credevamo modernissima anche se non c’erano ancora telefonini né computer. Il tema di italiano era - quindi - un tuffo nel vuoto che prevedeva mille incognite, con l’unica rete di salvataggio del dizionario, fondamentale per orientarsi nell’uso delle parole, ma di scarsa utilità per cercare contenuti che non fossero (già) nelle nostre teste giovani e immature. Per affrontare il salto nel vuoto (e l’angoscia di quel foglio bianco) c’era uno di noi che, più degli altri, si presentava preparato: nello zaino nascondeva infatti un libro - forse acquistato da una madre sciagurata - in cui erano pubblicati temi d’italiano per tutte le occasioni, dall’attualità alla storia, che lui sceglieva con cura, facendo attenzione che non si discostassero troppo dall’indicazione del professore. E poi copiava, in bella calligrafia, con la fatica che richiedeva pur sempre (all’epoca) l’arte del copiare, facendo attenzione a metterci un po’ del suo. Ma non troppo, per non rovinare - diceva - la perfezione del tema originale che - aggiungeva - se era stato raccolto in un libro (e venduto in libreria!) gli avrebbe sicuramente fatto ottenere un voto ottimo. O almeno più che buono. Invece prendeva sempre “sei meno” con suo grande stupore e sincera indignazione. L’abbiamo fermato una volta, appena in tempo, che voleva correre dalla preside per smascherare (lui!) la professoressa che aveva giudicato il suo tema degno di un “sei meno”: «Ma come si fa - diceva - a dare “sei meno” a un tema che c’è nel libro?».

Tanti anni dopo, ho accettato di entrare nella giuria di un concorso a cui partecipavano giovani studenti trentini con le loro recensioni. La ragione autentica del mio “sì” è che non sono capace di dire “no”, ma per dare un senso ad alcune notti passate a leggere questi testi mi sono detto che sarebbe stato interessante scoprire il giudizio dei ragazzi su alcuni libri che avevo letto pure io. Povero illuso: pensavano (quasi) tutti la stessa cosa. Tanto che ero in grande difficoltà al momento di dare il voto e alla fine mi sono scoperto a fare il tifo per i grandi “stroncatori” - sebbene sgrammaticati, ma almeno originali - e in particolare per uno che ammetteva che quel libro faceva schifo. Pure a me, per dirla tutta.

E’ finita che - nel cuore di una notte - trafitto dall’ennesimo aggettivo, mi sono collegato a Google e ho smascherato 20 ragazzi su 60, autori di scandalosi copia e incolla dalla rete. I professori hanno finto di sorprendersi, ma già sapevano. Quest’anno niente recensioni, il concorso è stato abolito. Non saprò cosa pensano i ragazzi, ma almeno niente più inutili notti in bianco. Copia e incolla nella scuola, che tragedia: l’anticamera di una vita da “sei meno”.