Verso le provinciali: scenari

E ora Valduga è corteggiato da due poli

L’Upt vuole il sindaco di Rovereto in una nuova “costituente” per poi lanciarlo come candidato presidente. Ma piace anche al terzo polo. E c'è stato un confronto con Geremia Gios...


Paolo Mantovan


I risultati elettorali del 4 marzo hanno avviato un tourbillon di manovre politiche impensabile fino a poche settimane fa. Ipotesi che dormivano da settimane hanno ripreso a muoversi freneticamente. E così, dopo l’outing di Geremia Gios (che da mesi era corteggiato da liste civiche per un terzo polo), ecco prendere sempre più consistenza una candidatura di Francesco Valduga. Con chi?

Le manovre politiche si sono moltiplicate in questo breve tempo che è seguito alle elezioni politiche. I primi giorni sono serviti a mettere a fuoco gli elementi di novità, a verificare la bontà delle analisi. Poi, subito, s’è avviata, fra mille entusiasmi, la corsa del centrodestra, in particolare della Lega che (se è vero ciò che racconta agli amici Maurizio Fugatti) sta raccogliendo proposte a raffica di candidature per le elezioni provinciali d’autunno.

Ma il primo a metter fuori la testa è stato Geremia Gios, il professore di economia nonché presidente della Cassa Rurale di Rovereto, che finalmente è sceso in campo (con il suo “Manifesto”) dopo mesi di incontri per costruire un terzo polo. Un polo nuovo, nelle intenzioni, costruito sulle esperienze delle liste civiche, anche dei sindaci civici, e dell’area autonomista che si sente tradita dal Patt, per poi tentare, all’ultimo secondo, un aggancio con i Cinquestelle.

Nel frattempo però il “cantiere” del centrosinistra non è rimasto fermo a guardare. E soprattutto dentro l’area “democratica - popolare”, quella dell’Upt che è stata “malmenata” dalle elezioni del 4 marzo, si è spinto sull’acceleratore per dare vita il più presto possibile a una “costituente” di una nuova stagione. E per dare subito consistenza a questa “costituente”, per creare un campo nuovo della politica, è stato cercato Francesco Valduga. Il sindaco di Rovereto, si sa, ha avuto - anni addietro - la tessera del partito popolare e la sua matrice politico-culturale è certamente all’interno di quell’area. Una componente dell’Upt lo sta cercando da mesi e ora sta insistendo con più vigore. Anche perché l’idea di un Valduga nel “cantiere” popolare è la premessa per un’ipotesi di una sua possibile investitura a candidato presidente della Provincia. Dentro l’Upt (ma anche dentro il Pd) è chiaro ormai che occorre costruire qualcosa di nuovo.

E Valduga? Innanzitutto va ricordato che Valduga è il leader del movimento dei sindaci civici. E qui si complicano le cose. Perché dentro il movimento dei civici, dopo i risultati del 4 marzo, hanno iniziato ad affiorare con più vigore le anime interne di centrodestra, mentre chi, come Valduga (ma anche come Oss Emer e come Bisoffi) guardano con più attenzione a un’area di centro, si sono resi conto che è difficile tenere unito tutto il movimento. Chi è incline al terzo polo di Geremia Gios (come Oss Emer) ha immaginato la formazione di alcune liste di valle: una lista per l’area occidentale del Trentino e una per l’area orientale, giusto per dimostrare che si cerca una “via territoriale”.

E così anche Geremia Gios (che non a caso ha giocato più rapidamente del previsto la carta del “Manifesto”) ha contattato Valduga. Perché è chiaro che il sindaco di Rovereto è ormai conteso dal polo di centrosinistra e dal terzo polo nascente attorno a Gios. Così come è chiaro che Gios è pronto a fare un passo indietro (lo ha spiegato anche nell’intervista rilasciata a Tessari domenica qui, sul Trentino) se ci fosse un altro papabile candidato in grado di sostenere un progetto che unisca le civiche. E qui esce anche il dato “generazionale”: perché se Valduga decidesse di scendere in campo, chiaramente metterebbe in difficoltà un candidato come Gios, certamente autorevole ma di tutt’altra generazione.

Per altro verso, il pressing su Valduga da parte dell’Upt ma anche da parte di altre aree del centrosinistra prosegue da mesi. Valduga è sensibile alle sirene non populiste, ma la decisione non è semplice. Di sicuro c’è che Ugo Rossi sente puzza di bruciato e ha già buttato lì agli attuali alleati l’ipotesi che se non fosse lui il candidato presidente del centrosinistra potrebbe lasciare la coalizione con tutto il Patt. Gli incroci si stanno complicando. Stasera l’Upt potrebbe offrire le prime sorprese.













Scuola & Ricerca

In primo piano