Da vicino nessuno è normale

Dapprima la terminologia tecnica: qui si parla di un atleta che corre i 1.500 metri classe T13, riservata ad atleti con “bassa visione”. Se volete, ipovedenti. A questa categoria appartiene l’algerino Abdellatif Baka. Siamo certi che non sia particolarmente tatuato e certamente, lo testimonia la sua immagine che sta facendo il giro del mondo, non acconcia i capelli in un modo che lo possa avvicinare ad un alieno sciroccato appena sceso da un lontano pianeta. Altrettanto certamente il suo conto in banca non aspira neppure lontanamente a sommare gli zero finali di un Cristiano Ronaldo, per dirne uno. Eppure oggi abbiamo tutti i motivi di questo sgangherato mondo per dire grazie ad Abdellatif Baka. Perché il suo baka zanagesto - ci si passi l’iperbole - aiuterà più d’uno a vedere meglio in questa realtà sovente oscura. Lo sapete, è cosa che ha del clamoroso. Il nostro ha vinto la medaglia d'oro paralimpica di Rio 2016 nei 1.500 metri - appunto, classe T13 - stabilendo anche il nuovo record del mondo della categoria. E questo ci può stare. E’ il resto che va considerato: il suo tempo è risultato migliore di quello del vincitore sulla stessa distanza, all'Olimpiade di agosto, una manciata di giorni fa. Sulla stessa pista, allo stadio Engenhao, Baka ha corso in 3'48"29. L’americano Matthew Centrowitz - alle Olimpiadi dei “normali” - lo scorso mese di agosto ha vinto con il tempo di 3'50"00. Sì, il paralimpico algerino ha corso più veloce dell’olimpionico americano. E meglio dell’americano hanno peraltro fatto anche i primi tre arrivati alle spalle di Baka: l'etiope Tamiru Demisse, il keniota Henry Kirwa e l'altro algerino Fouad Baka, fratello del primo classificato. Certo, va altresì segnalato che i puristi delle cifre, i fedeli alla linea, si sono affrettati - non senza qualche imbarazzo - a spiegare che nel mezzofondo i tempi di ogni gara hanno una storia a sé. E sì, è vero che Baka ha fatto meglio di Centrowitz, ma è anche vero che la finale olimpica di Rio è stata la più lenta ai Giochi da 84 anni a questa parte e che il record del mondo dei 1500 è ben lontano: 3’26”00 del marocchino Hicham El Guerrouj. Sorridiamo. C’è chi non riesce a vedere la grandezza del gesto atletico di chi, di suo, vede molto meno del normale. Pazienza. Importa altro. Lo diciamo con Alex Zanardi, l’ottimismo e la voglia di vivere in un corpo a metà, un uomo prima che un atleta: “Dopo le Paralimpiadi di Londra l’esempio mio e di altri ha spinto tanti a uscire di casa, a mostrarsi, a fare sport.” Ecco, nella volata verso il traguardo di Abdellatif Baka piace vedere la corsa - lenta, talvolta goffa, talora dolorosa, sempre faticosa - dei mille e mille disabili che abitano le nostre città e i nostri paesi. Diciamolo meglio: delle mille e mille persone con disabilità. Piace pensare che nella sua corsa giocoforza lontana dalle luci della ribalta Abdellatif Baka abbia sentito l’incitamento e l’urlo liberatorio di chi conosce piste ben più accidentate, marciapiedi dove le carrozzine non riescono nemmeno a salire, treni loro negati, strutture mai messe a norma anche quando v’erano tutte le possibilità e le opportunità per farlo. Soprattutto, Abdellatif Baka ha sentito che su quella pista di Rio si correva una corsa tutta speciale, per confermare - una volta di più, ai troppi che non vogliono vedere - che la normalità è una cosa troppo importante per poter essere catalogata. Così, ha pensato bene di strafare. E, forse senza saperlo, ci ha fatto vedere - l’ipovedente figlio delle sabbie d’Africa - come siano per fortuna sempre più labili taluni confini. Già. Da vicino nessuno è normale.