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Costantini, ovvero il male che ritorna

Un delitto rimasto senza colpevoli nel 1990 costringe il suo commissario Balistreri, ormai in pensione, a fare ancora i conti con il passato

Avevamo lasciato Roberto Costantini all’indomani dell’uscita di Tu sei il male, primo episodio della trilogia che ha svelato il romanziere nato in Libia al grande pubblico. Era il 2011, l’Italia che legge era ancora sotto il dominio di Stieg Larsson e stava per essere travolta dall’onda lunga del giallo scandinavo. E la promozione di un’altra serie ci era sembrata la più classica delle operazioni di marketing, per quanto al solito molto ben condotta da Marsilio.

Per fortuna ci eravamo sbagliati. Perché non basta certo il marketing a spiegare il successo di Costantini, oggi nelle librerie con il nuovo Da molto lontano dopo aver venduto qualcosa come 300 mila copie con la fortunatissima serie del commissario Balistreri. No, non basta il marketing per vincere il Premio speciale Giorgio Scerbanenco per la migliore opera noir degli anni 2000 e approdare poi alla finale del Premio Bancarella 2016. Costantini vende perché ai lettori (non solo quelli italiani) piacciono Balistreri e gli altri personaggi dei suoi romanzi, perfettamente caratterizzati dal punto di vista psicologico. Ma, soprattutto, perché piacciono le sue “scatole cinesi” del male. Un male anche intimo nei primi tre episodi della saga, quello della storia personale del commissario, che s’intrecciava ad una trama noir costruita tra l’assassinio di una giovane impiegata di una società immobiliare del Vaticano avvenuto l’11 luglio del 1982 – mentre gli azzurri stavano vincendo il Mundial – e il suicidio della madre, il 6 luglio del 2006, nel corso di un altro trionfo della Nazionale, quello di Germania. 

Una struttura che Costantini ripropone in Da molto lontano. Il passato che ritorna è quello dell’assassinio del figlio di un ricchissimo costruttore romano, il cui cadavere viene rinvenuto assieme a quello di una giovane cresciuta negli ambienti della camorra. Siamo nel luglio del 1990, l’estate dei Mondiali italiani, delle notti magiche, Balistreri è vicino alla soluzione del caso ma le conseguenze di una drammatica sparatoria glielo impediscono. Il passato ritorna quando è già in pensione e la scena del crimine di allora viene riproposta con due manichini sepolti nella villa dello stesso imprenditore edile. E il commissario torna a farci i conti. Forse per l’ultima volta.