Altro che al mare, oggi vado a votare. Ecco perché

Oggi andrò a votare. Anche questa volta. Non l'avrei mai fatto qualche anno fa, quando ancora ero convinto, al di sopra di ogni dubbio, che la politica (e i politici) fossero la via per affrontare i grandi temi: che bisogno c'è di un referendum? Ora non ne sono più sicuro.

Ho conosciuto da vicino una classe politica dove ci sono consiglieri della maggioranza pronti a "vendere" ai giornalisti un altro collega pur di non finire (loro!) sui giornali; dove chi sta al governo accusa i giornalisti di fare male all'autonomia, semplicemente scrivendo ciò che accade; dove l'opposizione tiene in ostaggio per settimane l'aula pur di non far passare una legge sui diritti umani e poi - quando la procura della Repubblica apre un'inchiesta sugli appalti ai parenti - tutti zitti.

Il più grande appalto pubblico provinciale (l'ospedale del Trentino) è arenato da anni perché il bando era fatto male? Colpa di giudici e avvocati. E intanto (notizia di oggi) in quindici anni abbiamo sborsato alle regioni confinanti (dove fuggono i nostri pazienti) tanti soldi che sarebbero bastati per costruire il nuovo ospedale. E chi fa gli errori è sempre al proprio posto.

Se il presidente di un partito autonomista fa il saluto fascista è una "goliardata". Se salta fuori che un consigliere provinciale ha promesso soldi in cambio di appoggio elettorale siamo di fronte a "una lettura maliziosa e strumentale degli eventi". E se qualcuno tira fuori questioni come queste, scatta la reazione con parole prese a prestito dai film americani: "E' dossieraggio! E' killeraggio politico!".

E' una politica che per paura di perdere un pugno di voti tiene aperto un punto nascita dove viene al mondo un bambino ogni quattro (4!) giorni. Una politica che non vuole decidere, mentre le famiglie (e le madri) prendono ogni giorno le loro decisioni. Questa politica non è l'espressione della società da cui è stata eletta: è peggio. Anche in Trentino.

Ecco perché oggi andrò a votare: per fare quorum. Per non delegittimare uno strumento di democrazia diretta. E se vi dicono di lasciar perdere, sospettate. L'ultimo che disse "andate al mare" - era il giugno del 1991 - ha fatto una brutta fine.