Terna: “Serve capacity market entro giugno, sul Triterminale ridurre iter a 2 anni”

Quotidiano Energia - Se si vuole un phase-out del carbone “ordinato” e senza rischi per il sistema è necessario “selezionare in anticipo alcuni progetti chiave”. A partire dal cavo Triterminale, il cui iter autorizzativo “andrebbe compresso in 2 anni” per poter partire al 2025. Mentre le aste per il capacity market devono poter essere avviate “entro giugno”. In occasione dell’audizione sul Pniec alla X commissione della Camera, l’a.d. di Terna Luigi Ferraris (coadiuvato dal responsabile strategie Luigi Michi) ha toccato molti temi “caldi” relativi al futuro energetico del nostro Paese. Non solo quelli citati, ma anche le prospettive degli accumuli, il ruolo del dispacciamento centralizzato, dell’interrompibilità, la resilienza e l’autoconsumo.   Il punto di partenza è quello più volte sottolineato dal Tso: con un margine di riserva ridotto a 7 GW a fine 2018, pari all’import, non ci si può più permettere di dismettere capacità termoelettrica senza le giuste precauzioni. Mentre il target del 55% di Fer al 2030 (“già lo scorso 13 maggio le rinnovabili hanno coperto il 60% dei consumi con picchi fino all’80%”, ha sottolineato Ferraris) potrebbe comportare tra 11 anni “un rischio di overgeneration nell’arco della giornata”. Come ovviare a tali problemi, solo apparentemente contrastanti? Anche sollecitati dalle numerose domande dei parlamentari, i rappresentanti di Terna hanno illustrato la propria posizione. La prima priorità, come detto, è mettere in atto in tempi brevi le azioni prodromiche al phase-out del carbone. A partire dal collegamento Contienente-Sicilia-Sardegna, che richiederà “almeno 3-4 anni per la realizzazione”, ha spiegato Ferraris, concludendo che l’autorizzazione dovrà arrivare entro il 2021/2022. L’a.d. ha citato anche altre opere previste dal Piano di sviluppo del Tso, come il Sacoi3, la dorsale Nord-Sud, le interconnessioni con l’estero, i compensatori sincroni. E poi i 3 GW di nuova capacità a gas e i 3 GW di pompaggi. Qui entra in gioco il capacity market e in generale la necessità di “segnali di lungo termine”, anche per le Fer (nelle slide si parla di “rinnovo aste Gse/Ppa per rilanciare gli investimenti nelle rinnovabili rallentati negli ultimi anni”). Se Ferraris ritiene indispensabile avere in tempi brevi il via libera della Ue e del Governo al meccanismo rivisto con i nuovi limiti emissivi con l’obiettivo “di avviare le aste entro metà giugno” e “di vedere entrare in esercizio nuova capacità entro il 2022-2023”, Michi ha spiegato che il capacity italiano è settato “sulla tecnologia dei turbogas peaker o motori endotermici con taglie medio-piccole (80-200 MW) che abbiano una dinamica alta di funzionamento”, ossia che “possano spegnersi e accendersi in tempi rapidi”. E “anche i parametri economici dell’Arera (capitale investito e costi varabili) intercettano questa tecnologia”. Ferraris auspica poi una semplificazione dei processi autorizzativi e la definizione della disciplina Mothballing (ex lege 290/2003). Venendo invece agli accumuli, indispensabili anche per gestire il rischio overgeneration delle Fer, Michi ha sottolineato che “almeno 3 GW su 6 GW totali serviranno entro il 2025”  mentre sul fronte pompaggi le “prime prospezioni, a cui seguiranno survey più approfondite” evidenziano che al Centro-sud (comprese le isole) ci sono risorse per “10 GW potenziali” di cui “una buona parte in forma di ristrutturazione di opere già esistenti (la sola Campania ha qualche migliaio di MW)”. Ferraris ha però affermato che l’attuale forma di remunerazione dei pompaggi basata sulle ore di funzionamento non può più incentivarne l’utilizzo, per cui serve “una formula che tenga conto della specificità degli asset, focalizzata più sulla remunerazione del capitale investito”. Tema su cui “auspichiamo una cabina di regia istituzionale trasversale”. Serviranno poi “procedure competitive per la realizzazione di nuovi impianti”. Riguardo agli accumuli elettrochimici, Ferraris ha detto che attualmente da soli non hanno la possibilità di garantire le importanti necessità di stoccaggio, sebbene ci si attenda un forte sviluppo nei prossimi 10-15 anni. Terna monitora poi tutte le tecnologie (Vallascas del M5S ha menzionato i Caes e i Laes). Sollecitato da una domanda di Benamati, l’a.d. ha poi confermato che il servizio di interrompibilità “sarà necessario anche in futuro”, mentre sul tema autoconsumo il Tso auspica “incentivi più trasparenti e non legati solo alle parti variabili (gli oneri, ndr), anche per evitare un ribaltamento dei costi su chi non fa autoconsumo”. Ferraris ha poi toccato il tema della resilienza delle reti, reso impellente “dagli eventi meteo sempre più severi” e ha infine affrontato il nodo del dispacciamento decentrato, toccato dal Pniec. “Noi pensiamo che debba restare centralizzato – ha affermato l’a.d. - per assicurare maggiore stabilità e sicurezza al sistema ed evitare il rischio di non riuscire a mettere in moto meccanismi di bilanciamento tra i vari operatori”.